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[PS2] Dragon Ball Z Infinite World


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DRAGON BALL Z INFINITE WORLD

 

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La saga di Goku e soci appare tanto eterna quanto la vita della PS2. Ogni volta che ne esce un episodio infatti, si crede che sia sempre l’ultimo.

A supportare questa tesi ci ha pensato il capitolo Burst Limit per le console di attuale generazione, che ha lasciato intendere un abbandono dell'ormai vetusta console di casa Sony. Invece, come un fulmine a ciel sereno, ecco spuntare questo Dragon Ball Z Infinity World che ha sconvolto un po’ le carte in tavola. Non a caso Budokai Tenkaichi 3 avrebbe dovuto rappresentare la summa finale di quanto meglio fosse apparso riguardo questo notissimo brand ed invece Namco Bandai crede che ci sia ancora qualcosa di non detto…

 

Se esiste un limite, voglio raggiungerlo per poi superarlo...

Inserito il dvd del gioco, ci si accorge fin dalle prime battute che già dalla impostazione del menu restiamo ancorati ai classici elementi ormai consolidati. Il solito (ottimo) video di presentazione, i soliti colori sgargianti, ma purtroppo non le solite modalità, visto che rispetto al passato risultano assenti parecchie opzioni che contribuivano a rendere più vario questo picchiaduro.

Oltretutto, quelle presenti non fanno certo gridare al miracolo. Descrivendole nel dettaglio avrete a disposizione: Duello del Drago, tradizionalmente inteso come scontro tra voi e la CPU o contro i vostri compagni, Addestramento, ossia la consueta opportunità per sgranchirvi i pollici e provare alcune combo, Sala del guerriero dove poter acquisire strumenti per personalizzare i vostri combattenti. Vi sarebbe un'ulteriore modalità extra, ma non la considereremo in tale sede per non rovinarvi la sorpresa. Ultima nella lista ma prima per importanza, ecco a voi la Missione del Drago, dove è narrata la storyline principale e attraverso la quale potrete partecipare ai maggiori eventi e situazioni.

A detta degli sviluppatori, questa modalità è da considerarsi il fiore all’occhiello della intera produzione, una sorta di cavallo di battaglia pronto a rompere con la ripetività del passato. A conti fatti però è solo una maniera diversa per dar vita ad un susseguirsi di avvenimenti ben noti ai fans del manga.

In pratica è presente una sorta di cartografia tridimensionale dove sono dislocati alcuni punti luminosi, corrispondenti ad allenamenti o vere e proprie sfide.

La peculiarità consiste in una scheda introduttiva prima di ogni missione, dove poter decidere il livello di difficoltà e le abilità da impostare per il vostro combattente.

Non tutti gli obiettivi da raggiungere prevedono combattimenti ad ogni costo. Alcuni si staccano dal genere di appartenenza per vestire i panni di un mix tra l’action ed il platform.

In una missione ad esempio dovrete percorrere il Serpentone entro un tempo limite, in un’altra dovrete riuscire ad acciuffare l’indisponente scimmia di Re Kaio, in un’altra ancora sarete chiamati ad allenarvi premendo con il giusto tempismo i tasti richiesti. Il problema principale di questa variante consiste in un sistema di telecamere da capogiro, incapace di inquadrare in maniera stabile e costante. Senza considerare che risultano tanto inadeguate quanto superflue, non approfondendo la meccanica di gioco, bensì donandole un tocco di svogliatezza.

 

Sette sfere per quaranta combattenti

Anche il gameplay nudo e crudo, quello fatto di colpi ben poco ragionati e azioni caotiche, sembra adottare una mentalità diversa da quanto ammirato in Tenkaichi 3, dove i duelli erano coreografici, luminescenti, molto fondati sulla spettacolarità e su un divertimento senza troppe pretese. Ora invece preparatevi soprattutto psicologicamente ad un titolo abbastanza “cattivo”, letale, che vi prenderà alla sprovvista se non siete giocatori di vecchia data.

Anche ai livelli di difficoltà più bassi, il tasso di sfida è decisamente elevato e fatori come il tempismo, l’uso delle mosse speciali e accurate contromosse da adottare sono assolutamente necessarie.

Nulla è lasciato al caso, il vostro avversario è senza pietà, sembra sapere sempre quando è il momento buono per attaccarvi e quando invece quello di fuggire lontani o difendersi. Come se non bastasse ha l’abilità di usare con estrema frequenza e scrupolosa attenzione i colpi speciali, quelli per intenrci che potrebbero lasciarvi a terra in pochi istanti se non riuscirete ad evitarli in tempo. I comandi appaiono semplici ma vanno ricordati alla perfezione per sperare in una vittoria.

Questo approccio così complesso potrebbe scoraggiare i neofiti, che si troveranno a subire in tutte le occasioni e da qualsivoglia avversario.

Si è persa in pratica quella rapidità ed imersione che Tenkaichi 3 riusciva magistralmente a trasmettere. Se sicuramente non si può parlare di tecnicismo, indubbiamente gli scontri hanno subito un discutibile ridimensionamento, mostrandosi tutto fuorché una valida rappresentazione videoludica di ciò che dovrebbe rappresentare fedelmente la serie animata. Ciò non vuol dire necessariamente qualcosa di brutto o peggiore, ma semplicemente un modo “più ragionato” di intendere le scazzottate in Dragon Ball.

 

Realizzazione tecnica

Dal punto tecnico fortunatamente il risultato non è disastroso. Graficamente il cell shading fa ancora la sua gran figura, rendendo i guerrieri molto simili alle loro controparti animate. Sorprende la qualità dei poligoni e delle textures, così come un livello di dettaglio molto più che sufficiente. Un applauso anche alla riuscitissima palette cromatica, che di certo non passa inosservata.

Anche per quel che riguarda le arene invece la situazione è rimasta invariata sia in positivo che in negativo. Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, ci si accorge di come siano amabilmente colorate, curate ed importanti ai fini del gameplay. Provate ad esempio a scagliare il vostro nemico contro un imponente macigno e subito partirà una divertente sequenza dove l’osserverete alle prese con un imponente dinosauro che lo rispedirà nel “ring” con un deciso colpo di coda. Nulla è stato fatto invece per migliorare il peoblema di dimensioni delle ambientazioni, ancora troppo poco estese per le nostre smanie distruttive e stridenti con i quaranta combattenti presenti, ai quali vanno aggiunte tutte le trasformazioni e fusioni del caso.

Non da meno il sonoro, anche se alcuni brani esanno molto di dèjà vu. Forse sarebbe l’ora di cambiarli con qualcosa di più orecchiabile.

In virtù dei difetti espressi in precedenza, il gioco non riesce a classificarsi al primo posto tra i numerosi episodi di Drago Ball Z apparsi su PS2, risultando meno convincente sia dal punto di vista del gameplay che della longevità, elementi chiave nel considerare un filone che ormai ha ben poco da offrire in quanto a novità.

 

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