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Zenith111

[Ps2] Zone Of The Enders 2: The 2nd Runner

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Zone of the Enders 2: The 2nd Runner

 

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Hideo Kojima torna sulla nostra console preferita con l’ennesimo gioco controverso, permeato da tutti gli elementi tipici di questo geniale (?!) autore: grafica mozzafiato, trama intricatissima e cut-scenes a pioggia…

 

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Amore e Guerra

C’è un conflitto in corso, un conflitto che si estende dalla superficie di pianeti e satelliti alle colonie spaziali alle astronavi solcanti l’universo infinito; è una guerra combattuta dai robot e dai mech, dove però è l’abilità del pilota a fare ancora la differenza.

Dingo Egret è un ex-pilota che ora fa il minatore su un lontano satellite: finito per caso a bordo del misterioso ed invincibile mech denominato Jehuty (dove l’ho già sentita questa?) sarà costretto suo malgrado a diventarne il pilota e a combattere contro i suoi vecchi compagni d’arme, come Ken Marinaris (ci credete se vi dico che la fanciulla - perché di fanciulla si tratta, a discapito del nome - ha un debole per il nostro bel tenebroso Dingo?) e Nohman (il vecchio amico ora a capo dei cattivi che forse tanto cattivi non sono…), senza dimenticare la comparsata di Leo Stenbuck, protagonista del primo “Zone of the Enders”. La storia vi sembra di averla già ascoltata da qualche parte? Non sbagliate, la trama di Zone of the Enders: The 2nd Runner pesca a piene mani dai clichè e dalle situazioni tipiche degli anime robotici giapponesi; nulla di strano, in fondo, perché il nuovo titolo di Kojima, praticamente, è un anime giapponese! La grafica in cel-shading e le varie scene d’intermezzo animate riescono a conferire in pieno l’impressione di trovarsi all’interno di una saga di mech sul tipo di “Macross” (“Robotech” in occidente): le cut-scenes sono numerose ed interrompono spesso l’azione per illustrare ogni minimo passaggio della storia, come nel più classico stile di Kojima. A differenza, però, di quello che accadeva in “Metal Gear Solid 2”, dove poteva capitare di essere interrotti nel mezzo di un conflitto a fuoco dall’insensata chiamata di una fidanzata gelosa, tutte le scene di intermezzo di questo ZoE2 appaiono perfettamente inserite nel contesto narrativo e sempre giustificate da reali esigenze di sceneggiatura: in più il passaggio dalla grafica cel-shading del gioco a quella cartoonosa delle cut-scenes appare assolutamente naturale ed ha l’effetto di rendere estremamente coinvolgente l’esperienza di gioco. Se poi teniamo conto che la trama ideata da Kojima, per quanto complessa ed articolata, risulta piuttosto godibile, capirete perché, da questo punto di vista, ci siano solo note positive.

 

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Robot Wars

ZoE2 è uno sparatutto robotico/spaziale in terza persona realizzato in grafica cel-shading con commistione di elementi 2D e 3D.

Dovrete affrontare livelli pieni zeppi di nemici “minori” e proseguire fino ad arrivare all’immancabile boss di fine livello che, normalmente, conclude una sezione di gioco; la quantità dei nemici che ci fronteggiano è davvero impressionante, si parla di centinaia e centinaia di robot contemporaneamente su schermo! I combattimenti, comunque, rimangono di relativamente semplice gestione, grazie soprattutto ad un sistema di controllo perfettamente calibrato e ad una regia virtuale particolarmente efficace (nonostante ogni tanto capiti, inevitabilmente, qualche attimo di smarrimento): lo scotto di tanta grandiosità negli scontri, con nugoli di avversari, spettacolari esplosioni e mirabolanti effetti speciali, lo paga il motore grafico, soggetto a sporadici ma evidenti rallentamenti, specie nei livelli più avanzati.

L’azione è sempre velocissima e frenetica, la rapidità dei riflessi è essenziale anche se un minimo di ragionamento tattico è sempre consigliabile; il vostro Jehuty è attrezzato sia per il combattimento a distanza (con armi da fuoco primarie e secondarie, efficacissimi laser multipli ad inseguimento, essenziali per ripulire lo schermo dalle orde di avversari e guidati da un comodo sistema di puntamento automatico) che ravvicinato (è possibile afferrare i nemici e scagliarli via, oppure afferrare elementi dello sfondo e lanciarli contro gli avversari), il che rende ogni scontro piuttosto vario e movimentato.

Le mosse di base sono lo sparo e la spada (attivabili col medesimo pulsante: a seconda della vicinanza o meno del nemico il sistema sceglierà tra uno o l’altra), la sfera energetica (una specie di “onda Kamehameha”, lenta a caricarsi ma decisamente efficace) ed i laser ad inseguimento. A queste si affiancano diverse armi secondarie, acquisibili previa sconfitta di determinati avversari e liberamente selezionabili a seconda delle esigenze del momento.

Particolare cura è stata dedicata alla valorizzazione e differenziazione delle varie missione, onde evitare quel senso di deja-vù che coglieva il giocatore intendo a sfidare l’ennesimo mech nel primo ZoE: in ZoE2, pertanto, le missioni, pur risolvendosi per lo più in uno sterminio selvaggio dei nemici, vengono arricchite da particolari impostazioni che una volta vi richiederanno di salvare i vostri compagni sotto il fuoco nemico, un’altra di assaltare convogli scortati o combattere in campi minati; talvolta, inoltre, per proseguire dovremo lavorare non solo di grilletto, ma occorrerà anche un pò di materia grigia per risolvere alcuni enigmi non particolarmente profondi ma che aiutano a prevenire il rischio di un’azione a lungo andare monotona perché troppo uguale a se stessa.

 

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Il lato tecnico

Visivamente ZoE2 è magnifico, gli effetti speciali ed il livello di dettaglio sono impressionanti così come la velocità di gioco: la scelta del cel-shading appare più che azzeccata, i rapidi caricamenti rendono l’alternarsi di sezioni di gioco e cut-scenes quasi naturale ed estremamente appagante.

Il particolare design dei mech li rende assai piacevoli ad ammirarsi e la cura per il dettaglio profusa nella loro realizzazione è evidente; le ambientazioni sono molto varie e suggestive (combatteremo in mezzo a futuristiche città, in canyon inospitali, in tunnel oscuri o su enormi astronavi…) e non annoiano mai.

Rimarchevoli anche le sequenze animate, curate e montate con abilità e cura dei particolari e che vi permetteranno di conoscere ed apprezzare i vari protagonisti della saga.

Gli effetti sonori compiono senza problemi la loro parte, coadiuvati da un’ottima colonna sonora ed un eccellente doppiaggio in inglese (con sottotitoli in italiano).

L’unico vero problema del titolo rimane, ancora una volta, la longevità: così come nel primo capitolo, l’avventura primaria non risulta particolarmente lunga da portare a termine. Per cercare di ovviare al problema la Special Edition europea è stata arricchita con livelli aggiuntivi, vari extra, una modalità Versus per sfidare un amico e tre livelli di difficoltà tra cui scegliere: ma rimangono pur sempre dei meri espedienti tesi a prolungare un’esperienza di gioco che, innegabilmente, ha poco altro da offrire una volta terminata la sezione principale.

 

PRO

- Graficamente magnifico

- Storia complessa ed articolata

- Divertente

- Realizzazione stile anime giapponese

 

CONTRO

- Longevità limitata

- Sporadici rallentamenti

- Realizzazione stile anime giapponese

 

 

Commento Finale

Zone of the Enders: The 2nd Runner è un gran bel gioco, velocissimo, frenetico, divertente e graficamente magnifico (nonostante gli sporadici rallentamenti); la scelta del cel-shading si sposa perfettamente con le scene di intermezzo realizzate in stile anime giapponese, conferendo a tutta l’esperienza di gioco un livello di coinvolgimento unico. Una volta tanto le idiosincrasie di Kojima (grafica mozzafiato, trama intricatissima e cut-scenes a pioggia…) appaiono funzionali all’economia complessiva di un prodotto che non possiamo che consigliare senza riserve.

Gli unici difetti riscontrabili riguardano una longevità ancora una volta piuttosto bassa e l’impostazione in stile cartone animato giapponese che potrebbe non piacere a tutti…

 

(Da Spaziogames)

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