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shika93

Riflettiamo...

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nuoto,ciclismo,calcio,nell'aeronautica i soldati si depilano perche nella corsa i peli formano attrito sull'aria e perdono dis catto....(di pochissimo ovvio)....ciclismo e calcio è perchè se uno si fa male e i taglia i peli fanno infezione....e se hai una ferita bella grossa non puoi metterti certo con e pinzette a levare i peli...XD....nuoto è per l'attrito creato dai peli sull'acqua....se ci pensi di sport del genere ce ne sono...in cui è più conveniente depilarsi onde evitare poi di ritrovarsi con una bella ferita e farsi levare dai medici i peli uno ad uno con le pinzette delle sopracciglia....e vi assicuro che i medici lo fanno...non è che se avete la ferita e non siete depilato vi lasciano con i peli sulla ferita....farebbero infezione...

 

Aggiungo rugby visto che ci ho giocato per 9 anni e credetemi avere una fasciatura alla coscia che sfiora quasi l'inguine e levarla essendo molto peloso non è tanto piacevole, fidatevi.

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Partiamo da un concetto: "La donna deve fare il caffè e servire l'uomo!" :XD:

 

Il problema c'è e deriva tutto dall'indipendenza conquistata dalle donne. Nulla in contrario al riguardo però, si arriva a casi veramente assurdi ,come il mio , visto che sono finito in una classe dove non c'era una ragazza su sedici che sapesse come si cucina una fettina con l'olio che è l'abc della cucina. La cosa è grave per 2 motivi: avranno dei problemi sia che vivano da sole sia che vivano con le loro famiglie. Al contrario gli uomini non si sono effemminati. Si sono semplicemente espansi nelle conoscenze. Hanno imparato a cucinare, stirare, lavare i piatti ed i pavimenti... Un po' di tutto. Il contrario si può dire delle donne le quali hanno acquisito lavoro soprattutto nel terziario. Si ciancia di pari diritti però io di donne in miniera o a zappare i campi non ne vedo o sono così tante che basta una mano per contarle.

Insomma quello che è uscito più dai suoi ambiti è l'uomo che l'ha fatto per necessità.

 

Si parlava anche dell'uomo più effemminato nella cura di se stesso. Non è così. E' una necessità derivata dai tempi attuali. Io ad esempio ho iniziato ad usare delle creme protettive per la pelle a causa dell'aria troppo inquinata o troppo fredda che mi faceva diventare una mummia. Lo stesso dicasi della depilazione (personalmente penso di evitarla accuratamente il più possibile, la sola idea mi terrorizza). C'è chi deve farlo per questione d'igiene come gli atleti, c'è chi lo fa per questioni di estetica. Anche nell'ultimo caso non c'è niente di male: già gli antichi romani si depilavano quindi non è una "moda attuale".

 

Per ultimo alla prof invadente io avrei messo la coscia sulla scrivania, avrei staccato 2 peli e porgendoglieli, le avrei detto:"Ho pensato di mettere subito in pratica il suo ottimo consiglio e di lasciarle questi per ricordo!"

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Nuovo argomento, stavolta piu' intricato....

Liberta di stampa in Italia...

 

L'Italia, dopo essere stata sempre indicata nell'annuale rapporto "Freedom of the Press", dell'organizzazione americana Freedom House, come "Free" (ovvero libera per quanto riguarda la libertà di stampa), nel 2004 è stata invece considerata come un paese "Partly Free" (parzialmente libero) a causa di 20 anni di amministrazione politica fallimentare, della controversa legge Gasparri del 2003 e della capacità del primo ministro di influenzare il servizio di trasmissione pubblica RAI, un conflitto di interessi tra i più flagranti del mondo. La valutazione è la risultante numerica di vari aspetti della libertà di stampa, tra cui :

 

* Ambito legale: 11 punti;

* Influenze politiche: 13 punti

* Pressioni dagli ambienti economici: 9 punti

* PUNTEGGIO TOTALE: 33 Punti -> Paese parzialmente libero sotto il punto di vista della L.d.S.[7]

 

Nel rapporto del 2005 e del 2006 la libertà di stampa subisce un'ulteriore riduzione, con l'aumento delle influenze politiche da 11 a 13 punti e il totale da 33 a 35 punti [8] Nel 2007-2008 il valore di sintesi determinato dalla Freedom House è ritornato ad essere inferiore a 30, per la precisione 29, ma nel 2009 è aumentato di nuovo a 32, facendo cadere l'Italia nel gruppo dei paesi semi-liberi .

 

La libertà di parola e di stampa è garantita dalla costituzione. Nel luglio 2005 le camere votarono per l'abolizione della condanna a pene detentive in seguito al reato di libello, ma gli emendamenti non sono stati tramutati in leggi dello stato.

 

Alcuni politici hanno promosso alcune cause per diffamazione contro vari giornalisti nel 2004 ; nel mese di febbraio, il giornalista Massimiliano Melilli venne condannato a 18 mesi di prigione ed a una multa di 100.000 euro [9][10].

 

D'altra parte anche un politico, nello stesso anno, è stato arrestato per diffamazione a mezzo stampa: è il caso del senatore di Forza Italia Lino Jannuzzi, colpevole di aver pubblicato un articolo in cui sosteneva di un summit internazionale segreto con magistrati e politici per definire la strategia per arrestare Silvio Berlusconi. Jannuzzi, che ammise di essersi inventato tutto, venne condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione, salvo essere poi graziato dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

 

Nel luglio 2004, Francesco Cossiga, senatore a vita nonché giornalista di 76 anni, venne condannato agli arresti domiciliari, dopo una sentenza a 29 mesi di carcere per diffamazione.

 

La maggior parte delle agenzie di stampa, dei giornali e delle televisioni sono di proprietà privata, ma molto spesso questo proprietario è un partito politico oppure sono gestiti da grandi gruppi economici e finanziari che esercitano qualche tipo di influenza.

 

Nel dicembre 2004, i giornalisti del Corriere della Sera, protestarono per la crescente interferenza dell'editore e per le pressioni subite dagli azionisti di maggioranza. Il proprietario è il gruppo Rizzoli Corriere della Sera, posseduto da alcuni dei maggiori industriali italiani.

 

Secondo il rapporto 2008 di Reporters sans frontières (RSF), uno dei maggiori organismi internazionali per la difesa della libertà di stampa, l'Italia si pone al 44º posto (su 173) nel mondo. Sebbene in calo rispetto al 2007, quando occupava la 35a posizione, il Paese si pone ad un livello paragonabile a quello di altre democrazie occidentali come la Spagna (39a con un coefficiente di 8), la Francia (35a con 7,67) detentrice del record europeo degli interventi giudiziari e di polizia in materia di segreto delle fonti, con 5 perquisizioni e 4 convocazioni di giornalisti, gli Stati Uniti (al 41º posto) e Israele (a quota 46). Nonostante ciò, l'Italia è uno dei paesi europei più soggetti alla censura: molti sono i casi documentati.[11] Vi sono inoltre numerose proposte per regolamentare l'uso di Internet.[12][13] L'istituto di ricerca Freedom House ha indicato l'Italia come l'unica nazione dell'Unione Europea «parzialmente libera» (partly free)[14] nel periodo 2004-2006, tornando «libera»[15] nel periodo 2007-2008 e nuovamente «parzialmente libera»[16] nel 2009.

 

Altrimenti, rileggetevi ''Libertà di stampa nella Repubblica Italianaìì su Wikipedia...

A voi...

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Wow certo che è intricato...comunque credo che non ci volesse un istituto per dire che la libertà di stampa è offuscata da uomini molto influenti, in primis politici (ambo le parti ovvio).

Non credo che la cosa si restringa solo all'Italia, visto che tutto il mondo è Paese, come si suol dire.

E' anche vero che ormai si è arrivati ad un punto tale che i giornalisti pur di scrivere qualcosa per riempire i propri giornale scrivono di tutt e la maggior parte delle volte è vera e propria me*da.

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Questo potrebbe ricollegarsi, a latere, all' ultimo argomento proponendo un'attualizzazione. Citerò parecchi articoli perchè la querelle è interessante. Si parte da qui.

 

IL CASO

Mondadori salvata dal Fisco

scandalo "ad aziendam" per il Cavaliere

La somma dovuta dall'azienda editoriale: 173 milioni, più imposte, interessi, indennità di mora e sanzioni. Una norma che si somma ai 36 provvedimenti "ad personam" fatti licenziare alle Camere dal premier. Segrate è difesa al meglio: i suoi interessi li cura lo studio tributario di Giulio Tremonti, nel '91 non ancora ministro. Marina Berlusconi mette da parte 8,6 milioni, in attesa delle integrazioni al decreto. Che puntualmente arrivano.

di MASSIMO GIANNINI

 

Sotto i nostri occhi, distolti dalla Parentopoli privata di Gianfranco Fini usata come arma di distruzione politica e di distrazione di massa, sta passando uno scandalo pubblico che non stiamo vedendo. Questo scandalo si chiama Mondadori. Il colosso editoriale di Segrate - di cui il premier Berlusconi è "mero proprietario" e la figlia Marina è presidente - doveva al Fisco la bellezza di 400 miliardi di vecchie lire, per una controversia iniziata nel '91. Grazie al decreto numero 40, approvato dal governo il 25 marzo e convertito in legge il 22 maggio, potrà chiudere la maxi-vertenza pagando un mini-tributo: non i 350 milioni di euro previsti (tra mancati versamenti d'imposta, sanzioni e interessi) ma solo 8,6. E amici come prima.

 

Un "condono riservato". Meglio ancora, una legge "ad aziendam". Che si somma alle 36 leggi "ad personam" volute e fatte licenziare dalle Camere dal Cavaliere, in questi tumultuosi quindici anni di avventurismo politico. Repubblica ha già dato la notizia, in splendida solitudine, l'11 agosto scorso. Ma ora che il centrodestra discute di una "questione morale" al suo interno, ora che la propaganda di regime costruisce teoremi assolutori sul "così fan tutti" e la macchina del fango istruisce dossier avvelenati sulle compravendite immobiliari, è utile tornarci su. E raccontare fin dall'inizio la storia, che descrive meglio di ogni altra l'enormità del conflitto di interessi del premier, il micidiale intreccio tra funzioni pubbliche e affari privati, l'uso personale del potere esecutivo e l'abuso politico sul potere legislativo.

 

Il prologo: paura a Segrate

 

La vicenda inizia nel 1991, quando il marchio Mondadori, da poco entrato nell'orbita berlusconiana, decide di varare una vasta riorganizzazione nelle province dell'impero. Scatta una fusione infragruppo tra la stessa Arnoldo Mondadori Editore e la Arnoldo Mondadori Editore Finanziaria (Amef). Operazioni molto in voga, soprattutto all'epoca, per nascondere plusvalenze e pagare meno tasse. Il Fisco se ne accorge, scattano gli accertamenti, e le Finanze chiedono inizialmente 200 miliardi di imposte da versare. L'azienda ricorre e si apre il solito, lunghissimo contenzioso. Da allora, la Mondadori vince i due round iniziali, davanti alle Commissioni tributarie di primo e di secondo grado. È assistita al meglio: i suoi interessi fiscali li cura, in aula, lo studio tributario di Giulio Tremonti, nel 1991 non ancora ministro delle Finanze (lo diventerà nel '94, con il primo governo Berlusconi). Nell'autunno del 2008 l'Agenzia delle Entrate presenta il suo ricorso in terzo grado, alla Cassazione. Nel frattempo la somma dovuta dall'azienda editoriale del presidente del Consiglio è lievitata: 173 milioni di euro di imposte dovute, alle quali si devono aggiungere gli interessi, le indennità di mora e le eventuali sanzioni. Il totale fa 350 milioni di euro, appunto.

 

Se la Suprema Corte accogliesse il ricorso, per Segrate sarebbe un salasso pesantissimo. Soprattutto in una fase di crisi drammatica per il mercato editoriale, affogato quanto e più di altri settori dalla "tempesta perfetta" dei mutui subprime che dal 2007 in poi sommerge l'economia del pianeta. Così, nel silenzio che aleggia sull'intera vicenda e nel circuito perverso del berlusconismo che lega la famiglia naturale alla famiglia politica, scatta un piano con le relative contromisure. Che non sono aziendali, secondo il principio del liberalismo classico: mi difendo "nel" mercato, e non "dal" mercato. Ma normative, secondo il principio del liberismo berlusconiano: se dal mercato non mi posso difendere, cambio le leggi. Un "metodo" collaudato, ormai, che anche sul fronte dell'economia (come avviene da anni su quello della giustizia) esige il "salto di qualità": chiamando in causa la politica, mobilitando il partito del premier, militarizzando il Parlamento. Un "metodo" che, nel caso specifico, si tradurrà in tre tentativi successivi di piegare l'ordinamento generale in funzione di un vantaggio particolare. I primi due falliranno. Il terzo centrerà l'obiettivo.

 

Il primo tentativo: il "pacchetto giustizia"

 

Siamo all'inverno 2008. Nessuno sa nulla, del braccio di ferro che vede impegnate la Mondadori e l'Amministrazione Finanziaria. Nel frattempo, il 13 aprile dello stesso anno il Cavaliere ha stravinto le elezioni, è di nuovo capo del governo, e Tremonti, da "difensore" del colosso di Segrate in veste di tributarista, è diventato "accusatore" del gruppo, in veste di ministro dell'Economia. Può scattare il primo tentativo. E nessuno si insospettisce, quando nel mese di dicembre un altro ministro del Berlusconi Terzo, il guardasigilli Angelino Alfano, presenta il suo corposo "pacchetto giustizia" nel quale, insieme al processo breve e alla nuova disciplina delle intercettazioni telefoniche, compare anche la cosiddetta "definizione agevolata delle liti tributarie". Una norma stringatissima: prevede che nelle controversie fiscali nelle quali abbia avuto una sentenza favorevole, in primo e in secondo grado, il contribuente può estinguere la pendenza, senza aspettare l'eventuale pronuncia successiva in terzo grado (cioè la Cassazione) versando all'erario il 5% del dovuto. È un piccolo "colpo di spugna", senz'altro. Ma è l'ennesimo, e sembra rientrare nella logica delle sanatorie generalizzate, delle quali i governi di centrodestra sono da sempre paladini. In realtà, è esattamente il "condono riservato" che serve alla Mondadori.

 

L'operazione non riesce. Il treno del "pacchetto giustizia", che veicola la pillola avvelenata di quello che poi sarà ribattezzato il "Lodo Cassazione", non parte. La dura reazione del Quirinale, dei magistrati e dell'opposizione, sia sul processo breve che sulle intercettazioni, costringe Alfano allo stop. "Il pacchetto giustizia è rinviato al prossimo anno", dichiara il Guardasigilli alla vigilia di Natale. Così si blocca anche la "leggina" salva-Mondadori. Ma dietro le quinte, nei primi mesi del 2009, non si blocca il lavoro dell'inner circle del presidente del Consiglio. Il tempo stringe: la Cassazione ha già fissato l'udienza per il 28 ottobre 2009, di fronte alla sezione tributaria, per discutere della controversia fiscale tra l'Agenzia delle Entrate e l'azienda di Segrate. Così scatta il secondo tentativo. In autunno si discute alla Camera la Legge Finanziaria per il 2010. È il secondo "treno" in partenza, e per chi lavora a tutelare gli affari del premier è da prendere al volo.

 

Il secondo tentativo: la Finanziaria

 

Giusto alla vigilia dell'udienza davanti alla sezione tributaria della Suprema Corte, presieduta da un magistrato notoriamente inflessibile come Enrico Altieri, accadono due fatti. Il primo fatto accade al "Palazzaccio" di Piazza Cavour: il 27 ottobre il presidente della Cassazione Vincenzo Carbone (che poi risulterà pesantemente coinvolto nello scandalo della cosiddetta P3) decide a sorpresa di togliere la causa Agenzia delle Entrate/Mondadori alla sezione tributaria, e di affidarla alle Sezioni Unite come richiesto dagli avvocati di Segrate, con l'ovvio slittamento dei tempi in cui verrà discussa. Il secondo fatto accade a Montecitorio: il 29 ottobre, in piena notte, il presidente della Commissione Bilancio Antonio Azzolini, ovviamente del Pdl, trasmette alla Camera il testo di due emendamenti alla Finanziaria. Il primo innalza da 75 a 78 anni l'età di pensionamento per i magistrati della Cassazione (Carbone, il presidente che due giorni prima ha deciso di attribuire la causa Mondadori alle Sezioni Unite, sta per compiere proprio 75 anni, e quindi dovrebbe lasciare il servizio di lì a poco). Il secondo riproduce testualmente la "definizione agevolata delle liti tributarie" già prevista un anno prima dal "pacchetto giustizia" di Alfano. È di nuovo la legge "ad aziendam", che stavolta, con la corsia preferenziale della manovra economica, non può non arrivare al traguardo.

 

Ma anche questo secondo tentativo fallisce. Stavolta, a bloccarlo, è Gianfranco Fini. La mattina del 30 ottobre, cioè poche ore dopo il blitz notturno di Azzolini, il relatore alla Finanziaria Maurizio Sala (ex An) avverte il presidente della Camera: "Leggiti questo emendamento che consente a chi è in causa con il Fisco e ha avuto ragione in primo e in secondo grado di evitare la Cassazione pagando un obolo del 5%: c'è del marcio in Danimarca...". Fini legge, e capisce tutto. È l'emendamento salva-Mondadori, con la manovra non c'entra nulla, e non può passare. La norma salta ancora una volta. E non a caso, proprio in quella fase, cominciano a crescere le tensioni politiche tra Berlusconi e Fini, che due anni dopo porteranno alla rottura. Ma crescono anche le preoccupazioni di Marina sull'andamento dei conti di Segrate. Per questo il premier e i suoi uomini non demordono, e di lì a poco tornano all'attacco. Scatta il terzo tentativo. Siamo ai primi mesi del 2010, e sui binari di Palazzo Chigi c'è un terzo "treno" pronto a partire. Il 25 marzo il governo vara il decreto legge numero 40. È il cosiddetto "decreto incentivi", un provvedimento monstre, dove l'esecutivo infila di tutto. Durante l'iter di conversione, il Parlamento completa l'opera. Il 28 aprile, ancora una volta durante una seduta notturna, un altro parlamentare del Pdl, Alessandro Pagano, ripete il blitz, e ripresenta un emendamento con la norma salva-Mondadori.

 

Il terzo tentativo: il "decreto incentivi"

 

Stavolta, finalmente, l'operazione riesce. Il 22 maggio le Camere convertono definitivamente il decreto. All'articolo 3, relativo alla "rapida definizione delle controversie tributarie pendenti da oltre 10 anni e per le quali l'Amministrazione Finanziaria è risultata soccombente nei primi due gradi di giudizio", il comma 2 bis traduce in legge la norma "ad aziendam": "Il contribuente può estinguere la controversia pagando un importo pari al 5% del suo valore (riferito alle sole imposte oggetto di contestazione, in primo grado, senza tener conto degli interessi, delle indennità di mora e delle eventuali sanzioni)". E pazienza se il presidente della Repubblica Napolitano, poco dopo, sul "decreto incentivi" invia alle Camere un messaggio per esprimere "dubbi in ordine alla sussistenza dei presupposti di straordinaria necessità ed urgenza, per alcune nuove disposizioni introdotte, con emendamento, nel corso del dibattito parlamentare". E pazienza se la critica del Quirinale riguarda proprio quell'articolo 3, comma 2 bis. Ormai il gioco è fatto. Il colosso editoriale di proprietà del presidente del Consiglio è sostanzialmente salvo. Per consentire alla Mondadori di chiudere definitivamente i conti con il Fisco manca ancora un banale dettaglio, che rende necessario un ultimo passaggio parlamentare. Il decreto 40 non ha precisato che, per considerare concluso a tutti gli effetti il contenzioso, occorre la certificazione da parte dell'Amministrazione Finanziaria.

 

Per questo, nel bilancio semestrale 2010 del gruppo di Segrate, presentato il 30 giugno scorso, Marina Berlusconi fa accantonare "8.653 migliaia di euro relativi al versamento dell'importo previsto dal decreto legge 25 marzo 2010, numero 40" sulla "chiusura delle liti pendenti", e fa scrivere, a pagina 61, al capitolo "Altre attività correnti": "Pur nella convinzione della correttezza del proprio operato, e con l'obiettivo di non esporre la società a una situazione di incertezza ulteriore, sono state attuate le attività preparatorie rispetto al procedimento sopra richiamato. In particolare si è proceduto all'effettuazione del versamento sopra richiamato. Nelle more della definizione del quadro normativo, a fronte dell'introduzione di specifiche attestazioni da parte dell'Amministrazione Finanziaria previste nelle ultime modifiche al decreto, e tenuto anche conto del fatto che gli atti necessari per il perfezionamento del procedimento e l'acquisizione dei relativi effetti non sono stati ancora completati, la società ha ritenuto di iscrivere l'importo anticipato nella posta in esame...". Ricapitolando: la Mondadori mette da parte poco più di 8,6 milioni di euro, cioè il 5% dei 173 che avrebbe dovuto al Fisco (al netto di sanzioni e interessi), in attesa di considerare perfezionato il versamento al Fisco in base alle ultime integrazioni al decreto che saranno effettuate in Parlamento. E le integrazioni arrivano puntuali, alla Camera, il 7 luglio: nella manovra 2011 il relatore Antonio Azzolini (ancora lui) inserisce l'emendamento finale: "L'avvenuto pagamento estingue il giudizio a seguito dell'attestazione degli uffici dell'Amministrazione Finanziaria comprovanti la regolarità dell'istanza e il pagamento integrale di quanto dovuto". Ci siamo: ora il "delitto" è davvero perfetto. La Mondadori può pagare pochi spiccioli, e chiudere in gloria e per sempre la guerra con l'Erario, che a sua volta gliene da atto rilasciandogli regolare "quietanza".

 

L'epilogo: una nazione "ad personam"?

 

Sembra un romanzaccio di fanta-finanza o di fanta-politica. È invece la pura e semplice cronaca di un pasticciaccio di regime. Nel quale tutto è vero, tutto torna e tutto si tiene. Stavolta Berlusconi non può dire "non mi occupo degli affari delle mie aziende": non è forse vero che il 3 dicembre 2009 (come riportato testualmente dalle intercettazioni dell'inchiesta di Trani) nel pieno del secondo tentativo di far passare la legge "ad aziendam" dice al telefono al commissario dell'Agcom Giancarlo Innocenzi "è una cosa pazzesca, ho il fisco che mi chiede 900 milioni... De Benedetti che me li chiede ma ha già avuto una sentenza a favore, 750 milioni, pensa te, e mia moglie che mi chiede 90 miliardi delle vecchie lire all'anno... sono messo bene, no?". Stavolta Berlusconi non può dire che Carboni, Martino e Lombardi sono solo "quattro sfigati in pensione": non è forse vero che nelle 15 mila pagine dell'inchiesta delle procure sulla cosiddetta P3 la parola "Mondadori" ricorre 430 volte (insieme alle 27 in cui si ripete la parola "Cesare") e che nella frenetica attività della rete criminale creata per condizionare i magistrati nell'interesse del premier sono finiti sia il presidente della Cassazione Carbone (cui come abbiamo visto spettava il compito di dirottare alle Sezioni Unite la vertenza Mondadori-Agenzia delle Entrate) sia il presidente dell'Avvocatura dello Stato Oscar Fiumara (cui competeva il necessario via libera a quel "dirottamento"?).

 

È tutto agli atti. Una sola domanda: di fronte a un simile sfregio delle norme del diritto, un simile spregio dei principi del mercato e un simile spreco di denaro pubblico, ci si chiede come possano tacere le istituzioni, le forze politiche, le Confindustrie, gli organi di informazione. Possibile che "ad personam", o "ad aziendam", sia ormai diventata un'intera nazione?

 

Mancuso su Repubblica ha sollevato il caso tra gli scrittori della casa editrice se restare oppure no. Travaglio sugli articoli di Mancuso.

 

Le stesse domande scaturiscono dalla lettura delle geremiadi del teologo Vito Mancuso, il quale ha scoperto con notevole tempismo di chi è la Mondadori che pubblica i suoi libri: pare addirittura che sia di B., che l’ha recentemente favorita con la quarantesima legge ad personam della sua nutrita collezione. Figurarsi come reagirà Mancuso quando scoprirà che B. la Mondadori l’ha pure sfilata vent’anni fa a De Benedetti grazie a una sentenza comprata da Previti con soldi suoi. Potrebbe persino venirgli una punta di acidità di stomaco. Per ora il teologo ritardatario s’è limitato a scrivere due articoli su Repubblica. Inerpicandosi sulla sua prosa, il lettore si attende da un momento all’altro il grande annuncio: “…E pertanto ho deciso di abbandonare Mondadori e di pubblicare i miei libri con un altro editore”. Invece no: si arriva in fondo, non senza una certa fatica, e si constata, non senza un certo disappunto, che l’annuncio non arriva. Mancuso voleva solo aprire il dibattito con gli altri autori Mondadori di provata fede antiberlusconiana (“aspetto le reazioni”). E vedere l’effetto che fa. “Che famo, se n’annamo o restamo? Fateme sape’”. Perché o se ne va tutta la comitiva, o forse resta anche lui. Soffrendo molto, ma forse resta. Poteva chiamarli uno a uno al telefono e risparmiarsi un po’ di ridicolo, ma erano troppi. Così ha scritto due articoli. Per risparmiare sulla bolletta.

 

Nicola Gratteri, procuratore di Reggio Calabria che più volte potreste aver visto ospite di Fazio a "Che tempo che fa".

 

Legge ad aziendam, per Nicola Gratteri “la Mondadori esempio tangibile di liberalismo”

Il magistrato calabrese partecipa così al dibattito innescato dal teologo Vito Mancuso che si chiedeva se fosse etico scrivere per la casa editrice dei Berlusconi dopo l'ennesima legge che la salva dal fisco

”Non mi sento affatto in imbarazzo a pubblicare i miei libri con Mondadori”. Il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, autore della Malapianta, interviene così nella polemica tra gli autori più importanti della casa editrice di Segrate. Il dibattito è stato lanciato da una lettera del teologo Vito Mancuso pubblicata su Repubblica il 21 agosto, dopo la notizia dell’ennesima legge “ad aziendam” che permette alla Mondadori di proprietà della famiglia Berlusconi di salvarsi dal fisco, pagando solo 8,6 milioni di euro rispetto ai 350 che deve al fisco. In sostanza Mancuso si chiedeva se fosse etico pubblicare con Mondadori. “Come posso continuare a pubblicare con Mondadori? – si chiedeva Mancuso – . Con un’azienda che non solo dell’etica ma anche del diritto mostrerebbe, in questo caso, una concezione alquanto singolare?”.

 

Da sempre in prima linea nella lotta alla ‘ndrangheta e dal 1989 sotto scorta, nel 2007, Nicola Gratteri ha iniziato la sua attività pubblicistica. Con una piccola casa editrice calabrese (Luigi Pellegrini editori) ha dato alle stampe il libro Fratelli di sangue in collaborazione con il giornalista Antonio Nicaso. Il testo è un’impietosa ricostruzione degli assetti economico-criminali della mafia più potente e ricca del mondo. Nel 2009, dopo il grande successo della prima edizione, Mondadori ne compra i diritti e pubblica lo stesso libro con qualche aggiornamento, ma con lo stesso titolo. Dopodiché, sempre la casa editrice della famiglia Berlusconi, pubblica la Malapianta (libro-intervista in cui il magistrato risponde alle domande di Nicaso). Il punto di partenza è la strage di Duisburg che il 15 agosto 2007 fuori dal ristorante da Bruno lasciò a terra sei affiliati alla cosca Pelle-Vottari.

 

“Quando scrissi il libro – ricorda Gratteri a proposito di Fratelli di sangue – nessuna casa editrice lo volle pubblicare, né Rizzoli né Einaudi”. Al contrario “si fece viva la Mondadori che pubblicò il libro senza modificare neanche una virgola di un testo che in alcuni passaggi è durissimo contro i provvedimenti della politica sulla giustizia”. Per questo motivo il procuratore non ha alcun dubbio sulla Mondadori: “Un esempio tangibile di liberalismo”.

 

Le affermazioni di Gratteri chiudono, per il momento, un dibattito iniziato il 21 agosto a cui hanno partecipato diversi scrittori della casa editrice di Segrate da Carlo Lucarelli a Pietrangelo Buttafuoco a Vittorio Zucconi, tutti e tre sulla stessa linea del magistrato calabrese.

 

Per ultimo Corona.

 

Caso Mondadori, Corona: “I professionisti della coscienza se la prendano con la sinistra”

Sul caso sollevato dal teologo Vito Mancuso, parla lo scrittore montanaro. "Come scrittore ho il cuore a sinistra e portofaglio a destra, devo pur mangiare"

“Ecco, adesso sono fuori dai casini, posso parlare”. Mauro Corona, autore Mondadori da centinaia di migliaia di copie, ferma la scalata delle sue Dolomiti in Friuli per rispondere al controverso brusio generato da Vito Mancuso su Repubblica a seguito della legge ad aziendam. Corona, alpinista e scultore ligneo, oltre ad essere uno dei nomi di punta del catalogo di Segrate, nei suoi romanzi scrive di “boschi e di pietre” e per il gruppo di Berlusconi ha scritto il primo libro, “Nel legno e nella pietra”, nel 2003.

 

L’uomo è diretto, non politicamente corretto e si lascia andare volentieri a intercalari rafforzativi. Quindi non perde tempo: “Premetto che non amo Silvio Berlusconi, non mi piace e non lo voto. Odio la sua spocchia, la camminata da conquistador e vende fumo. Ma la sinistra ha fatto peggio, dalla Tav alla base di Vicenza che ha firmato Prodi. Detto questo, i problemi del Cavaliere con il fisco sono tutti cazzi suoi”. Poi prende respiro e spara a raffica: “Sono agitato con questi WWFisti della coscienza, questi teologi che fanno le anime belle. La mia vita è stata infame, gonfia di fatiche, ho allevato quattro figli e li ho mandati all’università con gli incassi dei miei libri. Dove erano i bravi teologi quando lavoravo quindici ore al giorno e mi spaccavo la schiena nelle cave di marmo? Dove erano questi difensori della coscienza quando c’era bisogno di loro?”.

 

Corona rifiuta di dover accettare il dubbio etico di Mancuso. “Vede – attacca – , Mondadori è il terzo gruppo editoriale in Europa dopo Bertelmann e Gallimard e io dovrei sputarci sopra? Loro hanno considerato anche me, uno scrittore di terza categoria che però fa vendere copie. E dovrei mollarli per passare a un’altra casa editrice? Ma và, chi non ha scheletri nell’armadio alzi la mano. Pure Gesù Cristo ce li ha.” Ma sul fronte degli antiberusconiani radical chic spara a zero: “I professionisti della coscienza dovrebbero prendersela con la loro sinistra, quella che dal 1994 si rifiuta di fare una legge sul conflitto di interessi anziché venire a rompere le scatole a me. Io sono sincero: come scrittore ho il cuore a sinistra e portofaglio a destra, perché devo fregarmene e devo pur mangiare. Lavoro per una ditta di professionisti seri, di uomini e donne tanti dei quali sono di sinistra. E me lo dicono al bar, mentre mangiamo un panino e facciamo due chiacchiere. Ma Mondadori, che chiamo ‘la matrona’, mica è così fessa da mandare al macero un autore solo perché è antiberlusconiano”. E secondo lui Mancuso e i moralizzatori del fisco dovevano lasciare il gruppo molto prima: “Anche Giorgio Bocca ha impiegato troppo ad andarsene, se uno vuole fare l’anima bella non può svegliarsi con la legge ad aziendam. E ricordo che uomini di sinistra o ancora più radicali come Erri De Luca, Concita De Gregorio, Francesco Guccini e perfino Massimo D’Alema hanno pubblicato con Mondadori”.

 

Ma chi ha voluto che Mancuso scrivesse quel pezzo su Repubblica? “Credo che lui sentisse il bisogno di tornare alla ribalta, viveva un calo di popolarità. Ha cavalcato quello che poi, a torto, è divenuto un caso. E anche se uno fa l’antiberlusconiano, sa che conviene pubblicare con Mondadori. Paga bene”. E la questione etica non lo sfiora nemmeno: “Lavorassi anche per un’azienda di D’Alema, non andrei a vedere che fa il mio datore di lavoro. Pure a chi difende gli operai oggi, sa cosa interessa?” No, dica. “La notorietà, i soldi, la bella vita. Per questo lo yacht ce l’hanno tutti, da Berlusconi a Bertinotti. Io, invece, non ho il golfino ma sono di sinistra. E più della questione fiscale ho sulla coscienza i trentamila bambini che muoiono ogni giorno di fame”. E Roberto Saviano dovrebbe lasciare Segrate? “Inutile che cavalchi ora la tigre e abbia rigurgiti di coscienza, doveva pensarci prima. Avesse un po’ di cervello dovrebbe inginocchiarsi alla Mondadori che gli ha gonfiato il portafoglio”. Ma perché tanti di sinistra che pubblicano per Mondadori hanno preferito il silenzio in questi giorni? “Avranno paura di avere tutti contro, io sono più incauto. E comunque ha ragione Montanelii“. Cioè? “Che Berlusconi ce lo meritiamo e che se è lì è colpa della sinistra che gli ha spianato la strada. E che non vengano a rompere le palle a me.”

 

Voi cosa ne pensate? Ricordo che con Mondadori ha pubblicato anche Saviano (non ancora pervenuto). Io una mia idea chiara ce l'ho già. La esprimerò dopo. :)

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parli di scandalo, ma così non lo si può definere... questa legislature ed alcune legislature precedenti hanno reso questi atti delle consuetudini.

 

Il problema, dal mio punto di vista, non è chi è al potere ma NOI italiani che quando ci presentiamo alle urne votiamo senza sapere niente niente di chi votiamo, in pochi si informano si chi mandiamo al potere, molti votano non per convizione politica ma per simpatia, altri votano per seguire la massa.

Ma a cosa o a chi dobbiamo dare la colpa di tutto questo? secondo me alle istituzioni scolastiche, che non preparano i futuri elettori al meglio, se aggiungessero al libri di testo una bella porzione sulla storia recente ( e per recente intendo l' ultimo ventennio) forse gli elettori avrebbero qualcosa in + più per decidere a chi dare il proprio voto.

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Chopin prendilo come un consiglio. Se vuoi che la gente si interessi ai tuoi interventi, articoli postati ecc. cerca di riassumerli il piu' possibile :P

 

Non mi piace scrivere cose che possano essere travisate per cui ho fornito l'integrale. Se avete minimamente seguito la questione informandovi sull’attualità, il riassunto è del tutto inutile.

L'articolo fornisce una cronologia storica del principale gruppo editoriale italiano degli ultimi venti anni. Per la storia, non esistono sintesi che tengano. A meno che non si interpretino personalmente e quindi faziosamente. ;)

P.S.: io non pretendo di essere letto forzatamente ma mi piacerebbe che chiunque queste cose le sapesse anziché impararle come verità filtrate da bocche altrui. :)

 

@chopin4525

quali sono le fonti? Tutti articoli di Repubblica?

 

p.s. appena ho tempo leggo tutto e posto un parere in merito^^

 

Il primo, ossia la cronistoria della Mondadori, è di Repubblica come puoi vedere dall'autore dell'articolo. Sono di Repubblica anche gli articoli di Mancuso. Le altre risposte le ho tratte da un quotidiano online.

 

P.s.: spero che tu ce la faccia prima dello scadere della settimana. :rotfl: :rotfl: :rotfl:

 

parli di scandalo, ma così non lo si può definire... questa legislature ed alcune legislature precedenti hanno reso questi atti delle consuetudini.

 

Il problema, dal mio punto di vista, non è chi è al potere ma NOI italiani che quando ci presentiamo alle urne votiamo senza sapere niente di chi votiamo, in pochi si informano si chi mandiamo al potere, molti votano non per convinzione politica ma per simpatia, altri votano per seguire la massa.

Ma a cosa o a chi dobbiamo dare la colpa di tutto questo? secondo me alle istituzioni scolastiche, che non preparano i futuri elettori al meglio, se aggiungessero al libri di testo una bella porzione sulla storia recente ( e per recente intendo l' ultimo ventennio) forse gli elettori avrebbero qualcosa in + più per decidere a chi dare il proprio voto.

 

Preciso (logorroicamente, come sono solito fare) che non ho mai parlato di scandalo, mi sono limitato a citare alcune fonti perché avevo un estremo interesse nel valutare come l'intelligenza italiana reagisse quando si passa dalle parole ai fatti. Che un determinato governo abbia accumulato nella sua storia 30 leggi ad personam/as dovrebbero saperlo tutti ma a volte non avviene grazie ad un imponente apparato mediatico che filtra i messaggi facendo percepire solo determinate cose. Alcune scuole ed alcuni insegnanti, si sforzano di far capire come ciò avviene ma sono un ago ne pagliaio. Molto spesso la gente comune quando sente parlare di retorica, pensa ad un discorso noioso e non si rende conto di come questa invece venga applicata subdolamente in ogni campo ed in ogni modo per distorcere la percezione delle cose. Analizzando la situazione attuale e come le istituzioni scolastiche vengano vessate anno dopo anno, puoi comprendere facilmente il perché di determinate azioni e capire anche il perché non vi è un ricambio culturale e generazionale.

Paradossalmente coloro che, secondo me, in questa situazione dovrebbero dare un messaggio fortissimo sono proprio le persone che vengono reputati "intelligenti" ma che fino ad ora si sono solo dimostrati solo "furbi" (basta leggere le varie risposte a Mancuso). Nessuno di costoro, ha intenzione di lasciare la Mondadori, perché ormai si sono creati un’alcova dove sanno che avranno sempre l’attenzione dovuta sia in termini umani che economici, non considerando il fatto che la proprietà di questo gruppo editoriale distorce la realtà. Ad esempio, sapete dalle ultime vicende come B sia venuto a sapere prima di tutti del video di Marrazzo grazie alla figlia che è la presidente del gruppo Mondadori. Queste informazioni alle volte si bruciano, altre volte risultano utili come nel caso delle ultime elezioni perse dal centro-sinistra grazie alla famosa telefonata dalemiana incentrata sull’ “abbiamo una banca”. Sono queste piccole cose unite ad una propaganda di massa di testate giornalistiche, televisioni e quant’altro che permettono l’instaurarsi di una “mediacrazia” o comunque la si voglia chiamare. Ora, non ci riguarda il discorso politico, ognuno ha le sue idee, però dalle persone intelligenti non asservite ci si aspetta che colgano l’attimo fuggente per dimostrarlo. Come il fascismo alla sua instaurazione chiese ai docenti di facoltà la fedeltà ai principi fascisti, così questa potrebbe essere una prova del nove per questi autori di dimostrare la differenza tra il dire e il fare. Con mio grande rammarico (io sono un lettore di Mancuso) si mostrano tutti titubanti o decisi a non lasciare per nessun motivo adducendo giustificazioni che potrei smontarvi una ad una se volete. Forse non sono piegati idealmente ma lo sono economicamente e affermano che gli sta pure bene. Personalmente ho preferito una reazione come quella di Bocca che ha abbonda nato il gruppo in tempi meno sospetti ma comunque tardi. Questi autori non hanno bisogno della Mondadori, perché sono ottimi autori, e avrebbero già le porte aperte in qualsiasi altra casa editrice in cui si volessero trasferire o con cui vorrebbero iniziare una collaborazione. Temono invece una perdita di visibilità editoriale e accettano lo status quo. Esattamente come gli italiani. Eppure se non ci sono gesti incisivi o eclatanti che risvegliano il torpore delle coscienze (non sto parlando attentati, intendiamoci) chi o cosa si aspetta per fare qualcosa? C’è una bellissima frase del Dalai Lama la quale afferma:

“Ci sono due giorni all’anno in cui non si può fare niente. Uno si chiama ieri e l’altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere e principalmente vivere.”

Qui invece sembra essersi scatenato l’ennesimo futile scaricabarile seguito dalla gara a chi si fa coccolare di più. Personalmente lo trovo indecente e deludente. Mi aspettavo di meglio da determinati scrittori con i quali ho nutrito di valori la mia anima. Invece constato per l’ennesima volta come l’adagio andreottiano (“A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”) abbia fatto strike di nuovo: anche se mi aspettavo che determinati autori anziché birilli, fossero delle valide colonne saldamente ancorati a sani valori. Mi sbagliavo. E’ difficile resistere quando ti sventolano un assegno davanti.

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questa volta mi metto da parte, non mi interessano problemi dell'Italia perche' secondo me e' una nazione senza futuro, un paese che si sta autodistruggendo, di conseguenza non ho intenzione di vivere "qui" (me ne vado il prima possibile).

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Bella questa: io sarei a favore, ma solo per capire meglio la cultura del luogo in cui viviamo, anche come segno di integrazione. Ma sarei contrario al fatto se divenisse una materia con relativi compiti in classe, non sarebbe giusto. Ci sono troppi luoghi in cui gli studenti non sanno parlare italiano e sanno solo parlare il dialetto. E questo non lo sopporto, oltre a fatto che non giova allo studente soprattutto nell'ottica futura nel trovarsi nel luogo di lavoro essendo un ignorante cronico che se viene trasferito in un'altra parte d'Italia, se non additittura all'estero, passa oltre che da analfabeta anche da co***one.

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Dialetto a scuola. Per o contro?

 

Chiedilo a Bossi :sisi:

Scherzi a parte, io sarei d'accordo, ma non diventi rilevante come lo studio delle lingue straniere...

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Volevo discutere con voi di un servizio mandato in onda dalle Iene. Visto che i link non sono permessi vi dico che per vedere il video basta cercare su Google: Toffa il mondo degli emo. Il primo link si riferisce al video in questione. Perchè vi costringo a vedere simili porcate? Non certo per commentare sullo stile di codeste persone sulle quali ci siamo già sbizzarriti più volte e in altri topic ma piuttosto per focalizzare un paio di spunti di discussione che emergono dal video. Le affermazioni più imbarazzanti sono state quelle sulle idee e sul futuro. Queste persone semplicemente non ci pensano. Ora questa potrebbe essere un'idea ascrivibile ad una tipica fase adolescenziale in cui si vive il presente e si disprezza sia il passato che il futuro. Tuttavia ascoltandolo è emersa in me un'amara considerazione nel pensare che fosse non hanno tutti i torti. Le generazioni passate (anche io sono nel mazzo) sparano sempre sui costumi di quelle odierne e le criticano (il famoso "ai miei tempi queste cose non accadevano") però osservando la situazione odierna della società italiana io mi chiedo se queste persone non siano in realtà proprio il prodotto del decadimento culturale e sociale della stessa. In poche parole se non pensano al futuro non è solo perchè sono carenti di idee ma anche perchè se ce l'hanno, sanno di non poterle mai realizzare in una società vecchia come la nostra in cui i ruoli di responsabilità appartengono agli anziani, non si investe nella ricerca e nel progresso o nella scuola e nell'università. Insomma a qualsiasi sogno vengono tarpate le ali dall'indifferenza verso quello che è il futuro del paese. Guardando domenica sera Presa Diretta invece vedo che la Norvegia investe sulle nascite, sulla maternità e sulla paternità nonchè sul 40% di donne su ogni posto di lavoro. Che noi fossimo trogloditi già lo sapevo ma mi chiedo se non sia del tutto inutile sparare su questa gioventù che non è altro che il risutato di questa società in decadimento che giorno dopo giorno, volenti o nolenti, contribuiamo a costruire. Voi cosa ne pensate? Ha senso dare dei rifiuti umani a queste persone se poi noi stessi facciamo parte della società che li produce? Non è un controsenso? :mhmm:

Ovviamente ci sono modi e modi di reagire a determinate situazioni (fumarsi una canna, darsi al sesso promiscuo magari non iuta a cambiare la società) ma siamo sicuri che i metodi attuati fin ad ora, magari diversi dalla fuga dalla realtà degli emo, siano quelli più giusti visti i risultati che stentano ad arrivare? :gocciola:

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allora negli anni 60 circa la musica rock stava crescendo in una maniera vertiginosa....credo proprio che chiunque con un minimo di cultura generale ne sia a conoscenza :P.....però i diritti d'autore non funzionavano molto bene....perchè molti autori scopiazzavano alla grande i testi...qualcuno saprebbe indicare la motivazione? con fonti ovviamente(la tesina di diritto di una mia amica:P)

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Peccato che non abbia mai notato prima questo topic, mi sarebbe piaciuto molto commentare tutti gli argomenti trattati (ho letto tutte le pagine).

Pertanto ora mi auguro che non venga trascurato come avviene ultimamente e che si possano nuovamente trattare interessanti temi! :)

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In Italia vige l' omertà, e fin tanto che sarà così nulla può cambiare.

E poi l' Italia non è ancora un paese "unito", se i problemi sono solo nella "colonia" (perchè il sud Italia è di fatto una colonia, o almeno è trattata come tale), a gli altri non importa.

La mia opinione personale ( e sottolineo PERSONALE) per risolvere i problemi dell' Italia bisognorebbe unirla per davvero, raccontare la vera storia del sud e non quella scritta nei libri, investire nel sud e non solo lucrare (vedi salerno reggio calabria, tanto per citarne una).

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Poi io non riesco a capire una cosa, se non sbaglio, nel Grande Fratello e in quella porcata di Tamarreide si vincono soldi giusto?

PERCHE'?

Perchè si devono far vincere dei soldi a gente che fa solo schifo e ribrezzo?

Quando con quei soldi si potrebbe aiutare l'Italia a poco a poco ad uscire dalla crisi e a non fare tagli nella scuola.

Bah...Questa l'Italia, quel ragazzino ha detto in mezzo minuto un miliardo di verità.

Hai proprio ragione, l'Italia ancora non è unita.

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In Italia vige l' omertà, e fin tanto che sarà così nulla può cambiare.

E poi l' Italia non è ancora un paese "unito", se i problemi sono solo nella "colonia" (perchè il sud Italia è di fatto una colonia, o almeno è trattata come tale), a gli altri non importa.

La mia opinione personale ( e sottolineo PERSONALE) per risolvere i problemi dell' Italia bisognorebbe unirla per davvero, raccontare la vera storia del sud e non quella scritta nei libri, investire nel sud e non solo lucrare (vedi salerno reggio calabria, tanto per citarne una).

E che ci possiamo fare? Niente

Beh, innanzitutto c'è da dire che gli affari della malavita organizzata sono già presenti anche al Nord da un bel pezzo, pertanto dubito che si possa parlare di problema riguardante solo la "colonia", come tu definisci. Certo, al Sud il fenomeno è molto più accentuato e visibile, ma ciò non comporta che il problema debba essere trascurato da una parte di italiani.

Comunque, come per tutti i problemi, si può sempre fare qualcosa nel nostro piccolo, condannando sempre e comunque atteggiamenti illegali (anche il non denunciare episodi illegali è ovviamente un atteggiamento poco civico, se non proprio illegale) ed evitando qualunque genere di idolatria verso personaggi di stampo criminale, anche e soprattutto inventati (vedi "Il Padrino", "Tony Montana", ecc.), che portano alla formazione e alla convivenza di mentalità criminali nella nostra società.

Capisco che possa essere molto difficile per le persone direttamente coinvolte fare le scelte corrette, ma c'è sempre più gente che negli ultimi tempi trova il coraggio per denunciare e, anche se per ora è comunque poco, è sempre un inizio per arrivare ad eliminare l'omertà e la criminalità del nostro Paese.

Poi io non riesco a capire una cosa, se non sbaglio, nel Grande Fratello e in quella porcata di Tamarreide si vincono soldi giusto?

PERCHE'?

Perchè si devono far vincere dei soldi a gente che fa solo schifo e ribrezzo?

Quando con quei soldi si potrebbe aiutare l'Italia a poco a poco ad uscire dalla crisi e a non fare tagli nella scuola.

Bah...Questa l'Italia, quel ragazzino ha detto in mezzo minuto un miliardo di verità.

Hai proprio ragione, l'Italia ancora non è unita.

Quelli sono soldi (almeno teoricamente) privati e pertanto ne possono fare quello che vogliono. Tra l'altro se esistono programmi-spazzatura come quelli è perchè la gente (tanta purtroppo) li segue e di conseguenza ne permette il finanziamento.

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ciò che dice il bambino è assolutamente vero, però è altrettanto vero ciò che dice Madara, noi alla fine nn ci possiamo fare nulla, l'Italia è un Paese corrotto e non unito, la differenza tra nord e sud è abissale, basti pensare al livello di sanità, se non sbaglio in Europa il grado di sanità (solo nel nord, escluso il sud) è tra i migliori...questo dovrebbe far riflettere, il fatto che anche provare ad investire nel sud sia impossibile...

non so se loo sapete ma in una trasmissione, che nn ricordo il nome, hanno detto che lo Stato incentivava gli imprenditori che provassero ad aprire le loro attività nel sud, ma come era prevedibile, non c'è stato alcun miglioramento per cause ormai fin troppo conosciute...

il problema del nostro Paese ormai è sotto gli occhi di tutto il mondo, e non parlo del debito pubblico, ma bensì della Politica in generale (non solo Berlusconi, come la maggior parte della gente crede), e soprattutto del SUD...so che è brutto da dire ma è da molto che ciò che crea il nord il sud lo distrugge...

è la cruda verità...

il bambino nel video diceva cose giuste ma se vogliamo vederla tutta, ha detto solo cose che andavano contro il Sud, e non ha parlato delle cose che il Sud fa contro l'ITALIA, come ad esempio il fatto della spazzatura...e qui non mi pronuncio perchè sarebbe solo una perdita di tempo...

ripeto il bambino ha detto cose sacrosante, ma doveva specificare anche le cose che la sua gente fa a tutto il Paese...

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ripeto il bambino ha detto cose sacrosante, ma doveva specificare anche le cose che la sua gente fa a tutto il Paese...

In quest'ottica, considerando "la gente del Sud" e "la gente del Nord", non ci sarà mai un'unità effettiva dell'Italia. Il popolo è solo uno (per chi lo vuole), quello Italiano. La distinzione da fare dovrebbe essere quella tra la gentaglia che sguazza nell'ignoranza e/o nella malafede (e a mio parere è impossibile puntare il dito solo ed esclusivamente verso il Sud), e la gente comune, civilmente e civicamente corretta, alla quale importa di chi vive e vivrà in questo Paese (e non credo sia presente solo al Nord).

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