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[XBOX 360] Silent Hill HomeComing

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Silent Hill HomeComing

 

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Premesso e non concesso...

 

A quattro anni dall'uscita di quello che è stato considerato il peggiore titolo della saga (Silent Hill: The Room, per chi abbia avuto la fortuna di dimenticarsene), è arrivato il quinto attesissimo capitolo del survival horror più amato dai videogiocatori. Per ora disponibile solo in nordamerica, e solo per le console Microsoft e Sony, ha avuto però sufficiente spazio per far raccapricciare una buona fetta di statunitensi. A titolo informativo vi annuncio che entro il corrente mese sarà disponibile su Steam la versione pc (che solo a causa di un ritardo non ben identificato non ha ancora visto la luce), e che a novembre anche noi europei avremo il nostro Homecoming. Ma approfittando di questa “anteprima” che si può avere con la versione americana, non siamo già troppo curiosi di sapere cosa ci porterà questo titolo? Ovvio che siamo curiosi.... soprattutto per quanto riguarda il punto interrogativo più grande, quello dell'abbandono del Team Silent. E' quindi giunta l'ora di sapere cosa ci aspetta.

 

Un Homecoming troppo lontano da casa

 

La Konami è cosa buona. Il Team Silent ci ha spaventati per un decennio. Gli horror giapponesi, che siano film o videogiochi, da anni fanno impallidire la controparte occidentale. Fissando bene in mente queste tre considerazioni, è ovvio che all'annuncio di un trasferimento all'americana di Silent Hill fossimo rimasti tutti abbastanza perplessi. Purtroppo però le lamentele dei clienti non interessano mai e quindi Silent Hill è passato nelle mani della Double Helix (forse vi ricorderete di questi sviluppatori grazie a giochi come “niente” e “nessuno”), nonostante le lamentele e le minacce. Per fortuna il risultato non è stato pessimo come potevamo ben aspettarci, e i ragazzi della Double Helix finalmente verranno ricordati per aver fatto “qualcosa”. Una piccola notarella andrebbe al fatto che, a mio modesto avviso, il gioco ha ripreso qualcosa dal film (Pyramid Head praticamente fotocopiato, oppure il comportamento delle infermiere a luce spenta), ma in fondo era una cosa abbastanza prevedibile. Mi rendo anche conto che questa recensione sta diventando una lunghissima premessa, quindi mi affretto ad entrare nel vivo (se di vivo si può parlare riguardo a Silent Hill).

 

Rimpiagendo l'insuperato secondo

 

La cosa fondamentale in ogni Silent Hill, dal primo poligonatissimo capitolo al quarto inguardabile scempio, è la trama. Silent Hill senza una trama convincente significa solo un mucchio di nebbia e dei mostri fatti bene messi a casaccio in una città. Il coinvolgimento è dato soprattutto dal cercare di dare un significato a ciò che accade al protagonista, cosa che il secondo capitolo era riuscito a regalarci in maniera fantastica. Purtroppo la storia di Alex e del suo Silent Hill: Homecoming prevedibilmente non riesce a raggiunge i blasonati livelli della storia di James, ma c'è da render merito alla Double Helix di aver provato a ricreare quelle sensazioni, e di essersi messi sulla strada giusta. Senza svelare troppo, vi dico che ci metteremo nei panni di Alex Shepherd, un giovane soldato che, tornando a casa, si mette ad investigare sulla scomparsa del fratello. Il protagonista dovrà fare i conti con il proprio passato e con la nostra amatissima Silent Hill, che provvedderà a rendergli il compito il più difficile possibile. La trama è ormai reperibile molto facilmente via internet, quindi chi volesse saperne di più può dare un'occhiata, ma non rovinatevi il finale, assolutamente inaspettato e per niente scontato. Rimanendo in ambito del “plot”, questo Silent Hill: Homecoming ha delle scene abbastanza suggestive, che gli sono anche costate caro in territorio australiano (a quanto pare lì il gioco non vedrà la luce): vi sono riferimenti a Jacob's Ladder (il film che ispirò i primi Silent Hill), e alcune scene abbastanza forti. Conclusione: non vediamo l'ora!

 

Musiche da urlo!

 

Lo so che spesso il comparto sonoro di un videogioco viene trattato tra le ultime caratteristiche, ma per questa volta vorrei fare un'eccezione. Sarà che Akira Yamaoka è l'unico punto di collegamento tra il Team Silent e questa nuova versione americana, ma mi è sembrato doveroso dedicargli un posto d'onore. Le sue musiche sono come sempre adatte e molto belle, variano nelle diverse situazioni ed evocano le sensazioni di terrore delle quali abbiamo bisogno per spaventarci a morte. Il doppiaggio inglese è abbastanza buono, forse un po' penalizzato da un'animazione dei personaggi a volte troppo lacunosa. Reso il giusto merito alle melodie, è bene dire che proprio il sonoro in generale non ci deluderà: i lamenti dei mostri sono agghiaccianti come sempre e tutti i vari scricchiolii, cigolii e compagnia varia sono stati fatti ad hoc per farci sussultare ad ogni passo. Una nota di merito ai suoni che accompagnano le uccisioni dei nemici, veramente... “suggestive”.

 

Let's fight!!

 

Homecoming è il Silent Hill che inaugura la nuova generazione, e non poteva farlo solo aggiornando il comparto grafico. Per questo motivo, si è pensato di dare una revisionata anche al vecchio stile in combat dei capitoli precedenti, aggiungendo qualche novità sul campo di battaglia. In effetti Alex è pur sempre un soldato, sarebbe stato alquanto frustrante vederlo uccidere i mostri menando con la spranga a ripetizione: i ragazzi della Double Helix lo hanno quindi dotato di particolari capacità, come quella di schivare i nemici o di praticare delle combo che ai mostri faranno ben poco piacere. Se queste novità da un lato ci troveranno molto contenti, dall'altro c'è da dire che non sono facilissime da controllare. Il gameplay è infatti a tratti frustrante e poco agile. Non ci capiterà di rado di voler schivare un nemico e di ritrovarci malmenati in modo ignobile, senza contare di quando ce ne troveremo davanti più di uno: ci armeremo allora della buona vecchia spranga e giù a menare alla solita vecchia maniera. Quando le avremo date di santa ragione e il mostro sarà stramazzato a terra, avremo anche la possibilità di finirlo in diversi modi, tutti molto teatrali ed efficaci, sicuramente la parte più divertente del combattimento. Rimanendo sul gameplay, un'altra novità è l'inquadratura alla Resident Evil 4: utilissima per riuscire finalmente a vedere a chi stiamo sparando, cosa che nei precedenti capitoli ad inquadratura fissa appariva abbastanza ostica.

 

Ma che bella infermiera!

 

Occupiamoci ora della grafica. Ci sono diverse riflessioni da fare, perchè da una parte i mostri sono assolutamente bellissimi (in senso lato), dall'altro alcuni personaggi e alcune aree non sono all'altezza del gioco. Certo non sono cose gravissime, Silent Hill in fondo non ha mai puntato a una grafica alla Crysis, ma ad immedesimare il giocatore con trama ed audio, incorniciate da una grafica che superava la decenza. Nonostante questo alcune parti di Homecoming devo ammettere che sono quasi impressionanti, soprattutto quando si tratta di passare nell'odiatissimo Otherworld. Il gioco in generale ha anche qualche bug che ci darà delle scocciature, ma penso che il problema verrà risolto (o almeno me lo auguro) al più presto. Una nota particolare va alle infermiere, che forti della notorietà che hanno acquisito grazie ai film, si sono meritate un lavoretto di lifting veramente ben fatto. Ma riguardo ai mostri vanno fatti dei complimenti in generale, perchè sono tutti ben fatti e trovarseli davanti al buio non è per niente piacevole.

 

Conclusione

 

Ok, non è il miglior Silent Hill di sempre (il team del secondo capitolo può stare ancora tranquillo), ma neanche il peggiore (e qui il team del quarto può piangersi addosso ancora per un po'). La storia è bella, il finale interessante. Le musiche sono fantastiche e la grafica è curata nella maggior parte del gioco. I mostri sono fatti veramente bene e il coinvolgimento generale raggiunge ottimi livelli, grazie a tutto il complesso di audio, video e sceneggiatura. I comandi forse sono un pochino ostici alle volte, ma ci si fa l'abitudine, come in tutti i giochi. Direi che Silent Hill: Homecoming, primo titolo sviluppato dall'americana Double Helix, entra a pieno titolo nella saga vicino a tutti i suoi predecessori giapponesi. Abbiamo aspettato molto per spaventarci e non siamo stati accontentati, finalmente è tornato Silent Hill.

 

 

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