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Mitch_Cavaliere
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Se anche voi amate scrivere come me, postate qui le vostre produzioni, di qualsiasi tipo ^_^ Comincio io.

 

Scriveva alla luce di un fioco lumino. Una candela accesa, ormai consumata, sopra il piccolo tavolo quadrato, di un bel legno scuro, luccicante per via della fiamma, un po' macchiato d'inchiostro. Nella stanza risuonava solo la penna stridere sulla carta rugosa, giallognola.

Si fermò e guardò di nuovo, come faceva ogni sera, la stanza alla luce della candela. Tutto appariva buio, vuoto, sfuocato. La piccola libreria sulla parete, coperta di libri polverosi, a volte grossi volumi, a volte fogli di carta sparsi, la sponda del letto in ferro battuto, la sedia che lo ospitava, la finestra opaca che dava sul giardino. Un colpo di tosse.

Si alzò dalla sedia, scostandola e si diresse a quella finestra. Completamente opaca. Fece un cerchio colla mano per poter vedere di fuori almeno un poco. Il giardino appariva in tutta la sua bellezza notturna, con l'erba illuminata dalla luce della luna, la rugiada, il piccolo pero che coi suoi rami toccava la finestra quando c'era vento, ora privo quasi del verde delle foglie e spoglio dei frutti. Era ormai vicino l'inverno, e anche l'aria che si respirava sembrava congelare. Era comunque ben vestito, e questo gli bastava. E in più anche la candela aveva il suo grado di tepore. Un colpo di tosse.

Vedeva il prato sotto di lui pieno di ninfe, satiri e creature mitologiche. Erano le sue che prendevano forma, che sembravano danzare alla luna e fare un grande chiasso. Era come se il suo libro avesse preso vita. Tornò in sé. Aveva di nuovo viaggiato colla fantasia...

Aveva scritto e pubblicato molte cose, che erano state lette ed apprezzate dalla maggior parte dei suoi lettori. Improvvisamente però era scemato l'interesse. Gli era dispiaciuto in un primo momento. Aveva cercato di darsi una scossa, di creare sempre qualcosa di nuovo che gli riportasse dei lettori. Non sempre gli era riuscito. Un colpo di tosse.

Ed era triste. Aveva passato un momento che vedeva gli amici di rado, che viveva col terrore che non fosse apprezzato da nessuno. E continuava a scrivere, cercando nell'inchiostro una piccola consolazione ai suoi affanni. Molte volte aveva pensato di terminare la sua avventura. Aveva immaginato la reazione di chi lo conosceva. E si chiedeva quanto potesse essere veramente vicina a ciò che sarebbe accaduto in realtà. E continuava a scrivere. Quei momenti sembravano passati, ma il loro spettro ricompariva spesso.

Quella sera la pensava diversamente, mentre guardava il giardino coi gomiti poggiati sul davanzale di pietra.

"Non importa se nessuno leggerà più ciò che scrivo. Leggerò io, e lei..."

Pensando queste parole tirò fuori dalla tasca dei pantaloni visibilmente consumati una vecchia fotografia in bianco e nero. Lo ritraeva in compagnia di un gruppo di amici. Foto scattata qualche mese prima in una località di montagna. La teneva sempre con se. Riusciva a dargli un senso di quiete e di pace. Riusciva sempre a sorridere mirandola. Tra i suoi amici spiccava un bellissimo volto di ragazza, pallido, con due belle gote candide. Sorrideva anche lei. Più volte gli era sembrato che quel sorriso potesse essere rivolto a lui quando avesse guardato quella foto. Si, sembrava scattata apposta. Un piccolo momento che sarebbe rimasto congelato per sempre. Un sorriso che non parlava colle parole, ma parlava attraverso la sua vista. Ripensò a lei, destinataria di molti suoi componimenti. E una piccola lacrima non poté evitare di scendergli giu per il giovanile viso. Si, l'aveva amata tantissimo, l'amava ancora. Ma un destino crudele gli aveva imposto di poterla amare solo attraverso i suoi scritti. Quando la potente freccia di Eros colpisce, lascia la ferita più grande. Se coglie nel segno è una ferita che sanguina all'infinito, che duole per sempre. Un colpo di tosse.

Non aveva mai confessato i propri sentimenti e si era imposto di non farlo. Era triste, perché era consapevole che non ci sarebbe potuto essere niente di speciale con lei. Fu un colpo terribile al suo cuore l'imporsi di non amarla, il fuggirla; il suo sogno poteva essere solo nella crudeltà di una finzione letteraria. Lì non ci sono leggi, era lui a decidere.

L'aveva dipinta in tutti i modi. L'aveva descritta nelle movenze di un angelo, l'aveva dipinta come una dea sul trono, le aveva concesso di tenere le redini del destino dei mortali. Tutto lì, nelle sue carte.

Si destò ancora da quel sogno. I fauni danzanti scomparvero. Sbuffò e si rimise a sedere.

D'improvviso bussarono alla porta. L'ora era tarda. Si alzò controvoglia perché non voleva essere disturbato.

-Una visita per te. Si trova qui, dietro la porta. Ho dovuto condurvela su. Fatela entrare, vi lascio soli...- disse la governante.

Si incuriosì: chi poteva mai essere? L'impazienza lo vinse e aprì la porta.

I suoi occhi brillarono, il suo cuore gli sembrò esplodere in mille pezzi.

Era lì, davanti a lui, sì non poteva sbagliare. Tremava come una foglia scossa dal vento. Era bellissima, come sempre. Gli si gettò tra le braccia singhiozzando. Le sue mani sfiorarono i dolci capelli castani della ragazza, le accarezzarono il viso, la strinsero forte. Non gli riusciva di balbettare niente.

-Quanto tempo...ti ho cercato...eri sparito, non sapevo dove, come...perché sei fuggito? Oh, Dio ti ho trovato!- disse colla voce rotta dal pianto. E detto questo i loro visi si fronteggiarono. Lei cogli occhi ancora rotti dal pianto si avvicinò lentamente e posò le sue dolci labbra rosee sulle sue. Chiuse poi quegli occhi castani che tante volte erano stati un Universo a parte. Le sue narici avvertivano un leggero odore di frutta, il rossetto della ragazza, si, era lui, non c'erano dubbi. Quelle labbra meravigliose sembravano cantare una canzone angelica. Il momento tanto agognato era giunto, la sua utopia era diventata realtà. Sentiva il suo amore, fortissimo come una tempesta che squassa una barca nel mezzo del mare. SI, era finalmente sua. E non se ne sarebbe separato più. La strinse ancora più forte. Le loro labbra si separarono, sorrisero nel mirarsi uno di fronte all'altro, per poi farle riunire di nuovo.

Si alzò dalla sedia. Aveva scritto ancora una volta una pagina tormentosa. Già. Aveva sognato ancora una volta.

La vide sonnecchiare beata sul letto vestita di una veste bianca come la neve che cominciava a scendere lentamente. Si era improvvisamente coperto il cielo.

-Ho sognato anche questa volta...- si disse.

Si sdraiò affianco a lei e la guardò finché i suoi occhi non si chiusero. Forse per sempre, ma non importava. Era lì, affianco a lei.

Nell'aria si sentiva ancora quell'odore di frutta.

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Allora x me la cosa + importante nella vita è sempre stato l'Amore, l'ho posta cm il cardine di tutto...ed è qst k mi ha fatto sempre soffrire e ridere di gioia, tt qst mi ha sempre portato a scrivere delle poesie, a parte una volta k ho scritto un brano riguardante l'adolescenza k adesso v posterò...se dp volete delle poesie sarò disponibile, xò a me nn piacciono mai le cose k scrivo io :XD:

 

Adolescenza:

 

‘ L’adolescenza ’ il fattore c della tua vita, un periodo dove si passano migliaia di avventure….x molti ragazzi è una lotta di sopravvivenza, un miscuglio di primi amori finiti male, delusioni, decisioni dolorose da prendere x continuare nel cammino; per altri ragazzi invece l’adolescenza rimarrà indimenticabile, poiché ogni giorno è una nuovo storia, amori k nascono con la speranza k non finiscano mai…conoscenze di persone nuove dove magari si starà per sempre insieme a condividere emozioni infinite...

Qui incominci a creare la tua vita….l’adolescenza non è quella cosa che inizia ad una certa età e finisce ad un’altra, ma è una dettaglio della tuo percorso k segna le decisioni future! E’ qui che incominci a formare il tuo carattere, le delusioni ti rafforzano, gli amori ti fanno respirare, l’amicizia ti dà coraggio…”Ogni giorno s’impara sempre qualcosa di nuovo” !

Incominci a scoprire nuove cose, cose mai conosciute e k durante l’età infantile non credevi potessero davvero succedere…un remix di primi baci, di nuove amicizie, di follie k non si ripeteranno mai più; un impasto di gioia e dolore, risate e pianti…..amicizie che vanno e che vengono!

L’adolescenza e l’inizio della propria autonomia, non c saranno + i genitori a sostenerti ovunque, quelli esistono per regalarti tutto l’affetto possibile e educarti x affrontare la società del futuro k dovrai affrontare; ma dopo loro possono solo consigliarti per il tuo bene, ma sarai tu a prenderne le decisioni...a volte decidere può essere una tragedia, poiché qualunque cosa sceglierai ti porterà a soffrire comunque….ma non è sempre così; c’è un lieto fine (si spera) in tutto!

Lo scenario della tua vita si apre durante questo periodo…e alla fine vedrai i tuoi risultati, se il pubblico applaude con gioia sfrenata, sei riuscito in qualcosa che all’inizio potrebbe sembrare difficile, invece se…no non c’è nessun “se” ognuno di noi avrà prima o poi il suo giorno di gloria…ma non sarà solo quel giorno sarà tutta la Vita…un po’ come San Valentino(festa degli innamorati)…quello che succede in quel giorno può accadere sempre, puoi amare sempre il/la tuo/a compagno/a!

Per chi l’adolescenza gli è stata negata come molte persone dove mi c ritrovo anche io posso dire solo “Carpe Diem” e tanta ma tanta fortuna…”COME WHAT MAY” Salvo Buttafuoco “Mitigo”

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Guest Anonymous
Allora questa è una delle mie tante poesie che ho scritto ispirandomi alla notte.

 

Illusione

Notte,

nero splendore

firmamento illuminato.

Gelida

oscura.

Sfera celeste

ti nascondi all’alba,

compari la sera.

Illudi le persone

riempendole di sogni,

cupa entità dolente.

Misteriosa

silenziosa,

ti ripeti all’infinito,

custodendo segreti

mai rivelati.

 

Notte,

possente

lontana

irraggiungibile.

 

Notte

specchio delle persone.

 

La mia prof di ita per il mio stile poetico mi ha associato al poeta Novalis, non so se lo conoscete...

già ti stavo per fare gli applausi ma quando ho letto che nomn l'hai fatta tu xD

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Certo che conosco Novalis, gli Inni alla notte che sono un'opera importante del romanticismo chi li ha scritti?

Cmq passiamo ai miei due sonetti composti per 2 diverse occasioni, il primo riprende il primo verso di un celebre sonetto di Foscolo per poi continuare autobiograficamente (fu un compito di 4° liceo se non ricordo male :mhmm: , si poteva scegliere tra tema e sonetto :mrgreen: )

 

Non son chi fui,perì di noi gran parte:

Quivi l’apollinea alma soccombe

e or mute non squillan più le trombe

che suonavano in Atene e Sparte.

Ma del silenzio mai s’impara l’arte:

In lento loco ove catacombe,

nova aria,noia,’nzolia incombe,

il mio dire e fare sono un’arte.

Sebben cor animoso e d’ingegno,

la cerulea fiamma e’l rural sole,

per strani impedienti, inerti sono.

Sorrido e chiedo umile perdono:

perdonami,o dolce uman prole,

di quel ch’i’ non dico,ho fatto pegno!

 

L'ultimo invece lo composi mesi fa per un gioco che consisteva nel trovare parole di senso compiuto nelle frasi seguendo gli indizi disseminati nella stessa (in questo caso era un celebre passo per pianoforte ed il suo autore)

 

Chi ama il romitaggio intellettuale,

di certo luogo dorato tenga conto,

ma faccia nascere qui un bel confronto;

non si tratta d'uno scontro epocale

poiché ciascuno è dell'altro il sale,

se capisci chi sono tieniti pronto,

quel che segue non è il dire d'un tonto

ma tanti aiuti in tono amicale.

S'afferri la musa ch'anima questo foco

Mira i tre versi iniziali o figliuolo

Negli ultimi due troverai nome e come.

Noi Dodici siamo, di quattro in loco,

Benevole ti chiediamo questo solo:

Svelaci prima la notte poi il nome.

 

Le sibille cumane non avrebbero saputo fare di meglio :XD:

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I 6 inni alla notte..li ho cercati in moltissime biblioteche..mi incuriosiva sapere a quale livello poteva arrivare la sofferenza di Novalis per la morte della giovane fidanzata quattordicenne...

Il primo sonetto non so chopin mi dà una sensazione di misto tra Sepolcri e Grazie..Foscolo è un autore che amo tantissimo, soprattutto il suo capolavoro "Alla Sera", il sonetto più bello secondo me.

Acciaio invece non so cosa dire della tua di poesia...al di là del commento tecnico (l'ermetismo ha distrutto la poesia secondo me) il tema che affronti è pesantuccio, e il tono è quasi più disfattista del mio. Comunque è apprezzabilissima eh..

 

Prosa Lirica filosofeggiante.

 

Buio. Nero come la pece l'avvolse l'oscurità. Non si oppose, si lasciò trascinare dalla tenebra.

Chi ha mai detto che occorre cercare la luce? L'oscurità ha il suo fascino, mistero. L'oscurità lo chiamava. La luce l'aveva solo accecato. Egli non ci credeva più, in quella luce. Tante volte aveva promesso, altrettante infranto. Anche se in realtà non s'era mai avvicinato completamente ad essa: era rimasto sempre nella zona "grigia", il confine, che gli permetteva il controllo su entrambe. Già, davvero?

Non era mai stato attratto dalla luce, anche se era consapevole di appartenere a quel mondo. Eppure guardava sempre in basso, tendeva sempre lo sguardo a quel mondo "di sotto", così diverso, così all'apparenza più bello e libero. E tante volte bramava di raggiungerlo, di scoprire, di viaggiare in quel mondo così fantastico.

E così abbandonò la luce.

In realtà non voleva farlo, non era intenzionato. Nell'ultimo periodo sembrava che la luce si fosse staccata da lui, sembrava non volerlo più. E all'inizio ne soffriva. Tanto, perché la luce era il suo mondo dopotutto, era lui. Si, perché lui era fatto di luce. Ma la luce non lo voleva più.

Iniziò allora a farsi domande, perché il mondo di sotto, la tenebra, l'oscurità, avevano aumentato quel loro fascino. Da dove veniva quella tenebra? Perché esisteva? La luce era pura, invece essa non lo era. Eppure esisteva, e a volte era davvero potente.

Non sapeva a chi rivolgere quelle domande, eppure, senza che l'avesse fatto, arrivò la risposta:

"La tenebra è la decadenza della luce". Decadenza, quella parola l'aveva colpito. Cos'era la decadenza?

"La decadenza è l'esclusione dalla luce".

"Negativo?"

"Prova tu stesso".

Fu così che decide di precipitare nella tenebra.

Buio. Nero come la pece l'avvolse l'oscurità. Non si oppose, si lasciò trascinare dalla tenebra.

L'avvolse, si sentiva diverso. Era fredda la tenebra, era buia la tenebra. Le sue membra tornarono alla luce, al suo tepore, alla sua luminosità, eppure la fuggivano, la dimenticarono, lentamente, poco alla volta.

La sua mente stessa era diversa, sembrava non più sua. Venne lasciato spazio a pensieri che mai si sarebbe sognato di cogitare.

"Ma cosa sto facendo?"

"Sei libero dalla luce", rispose il suo ego avvolto nel buio.

E anche la tenebra iniziò ad illuminarsi, ma di un chiarore diverso, un chiarore scuso, ma vero. Era finalmente nel mondo di sotto, quel mondo che aveva bramato, che era curioso d'esplorare. Ma che non poteva esplorare. La tenebra è infinita, così come la luce lo era stata. Si, era stata. Perché la luce un limite lo aveva: la decadenza. La decadenza era la fine della luce, era il suo confine, la sua limitazione. La tenebra non aveva decadenza, non si poteva fuggire da essa, era perfetta. Nella tenebra puoi solo sprofondare di più, in un abbraccio eterno che non finirà mai.

Nella tenebra si accorse che la luce aveva senso solo nella tenebra, e che chi vi rimaneva viveva nell'illusione. La morte sola è la fine di tutto, si vive per la morte, giacché è il nostro obiettivo è morire, essendo la morte la nostra unica certezza.

Ed ecco che finalmente anche la tenebra acquistò senso. Anche il viso di lei, dai capelli d'oro e dagli occhi di mare, azzurri come il cielo, e dalla pelle bianca come la neve, anche quel viso divenne buio.

Non esiste una fine, continuò a sprofondare per sempre.

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Scusa m'era sfuggito :)

Mitigo è ben scritto e i pensieri non sono male, però un consiglio: quando scrivi cerca di non utilizzare il cosiddetto "linguaggio sms" (parlo delle k, x, segni matematici vari) rovinano un po' la qualità :) complimenti comunque.

Thanks...si si lo so, quando scrissi quella cosa poi nn l'ho + corretta :XD: quindi l'ho postata cosi x cm era!!! :ride:

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