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DEXTER

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  1. SUPER MARIO GALAXY

     

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    Ci eravamo dimenticati, quasi, del significato che avevano i videogames prodotti da Nintendo. Ignoravamo il fatto che potessero essere così straordinari, dopo tanti anni. Immagini e idee che continuano a lasciare letteralmente a bocca aperta per la straordinaria concezione e per le emozioni che trasmettono. Eravamo poco più che bambini quando il personaggio di Mario faceva timidamente capolino nella storia videoludica e il tempo da allora pare non essere trascorso. Anzi, a dire il vero, in Super Mario Galaxy il tempo non sembra più tangibile di quanto non lo sia l’immaginazione. Perché dal momento in cui prenderete in mano questo gioco ogni vostro minuto non avrà più lo stesso significato e tutto assumerà i connotati di un’esperienza indimenticabile e imparagonabile.

    Perché tutto ciò cui assisterete non può essere descritto attraverso poche righe, si tratta di un’avventura assolutamente unica che vi catturerà completamente illuminando i vostri momenti di svago con immagini, emozioni e divertimento di tale portata da non sembrarvi vero. Tutti aspettavano questo titolo con enorme attesa ed ora che è arrivato quasi non sembra vero talmente è bello al di là di qualsiasi aspettativa.

    Resta pertanto inutile provare stupore verso un personaggio che è sempre stato considerato come lo standard di riferimento in fatto di platform game, fin dalle sue origini. L’unica cosa che potrete fare è godervi appieno questo spettacolo videoludico che non racconta semplicemente una storia come tante, ma evoca una giocabilità senza precedenti, che difficilmente potrete ritrovare in altri titoli, se non per brevi istanti. Attimi che fortunatamente, in questo caso, sembrano non finire mai, perché a volte sogni e realtà non hanno davvero confini.

     

    La stella che non c’era

    La serie “ufficiale” di Mario, è sempre stata senza ombra di dubbio il punto di riferimento dei platform game per le console Nintendo (e non solo) dagli anni ottanta fino ad oggi. Eppure l’episodio apparso su Gamecube nel 2002 (Super Mario Sunshine) aveva lasciato qualche piccola perplessità per via di una struttura che introducendo alcune innovazioni a livello di concept pareva aver leggermente deviato dallo spirito originale del gioco, risultando quindi meno impressionante a livello qualitativo e di idee rispetto a ciò che era avvenuto con il precedente debutto in 3d del baffuto idraulico italiano, avvenuto nell’ormai lontano 1996 con lo splendido Super Mario 64. Per questo motivo, da quando fu annunciato per la prima volta per Wii, il progetto ha subito una lunga serie di modifiche volte a far raggiungere a questo titolo degli standard di assoluto prestigio, non solo a livello di programmazione, ma dal punto di vista del gameplay, che non mancherà di suscitare in più di una persona piacevoli ricordi nostalgici, solleticando al contempo la vostra mente attraverso la proposizione di sempre nuove sfide da affrontare, enigmi da superare e innumerevoli azioni da svolgere. Il tutto accompagnato dalle intramontabili sensazioni che solo questa saga ha sempre saputo offrire, pretendendo in cambio solo un po’ del vostro tempo, nervi saldi e una manciata di concentrazione o almeno quel tanto che vi occorrerà per completare i livelli prima che scada il tempo.

     

    Bowser Vs. Mario

    In un fragile panorama composto da personaggi e brand che esauriscono la propria energia ancor prima di lasciarsi apprezzare, fa piacere ritrovare in questa avventura delle vecchie conoscenze e soprattutto un personaggio carismatico come Bowser, che (quasi) alla pari di Mario ha saputo farsi apprezzare dal popolo videoludico ritagliandosi uno spazio più che dignitoso soprattutto per via delle sempre immancabili presenze all’interno dei numerosi spin-off a carattere sportivo dedicati ai personaggi Nintendo. Questa volta però il nostro cattivone per eccellenza ha deciso di fare le cose in grande, approfittando di un evento più unico che raro. Un’antica leggenda del Regno dei Funghi narra di una cometa che ogni cento anni entra in orbita con il pianeta attraversandone il cielo e portando dietro di se una lunga e sgargiante scia dai colori dell’arcobaleno. Venuta a conoscenza dell’ormai imminente passaggio, la principessa Peach decide di organizzare una festa per festeggiare nel migliore dei modi l’occasione, ma proprio al culmine dei festeggiamenti una pioggia di asteroidi scatena il panico generale, lasciandola priva di guardie e totalmente esposta al pericolo.

    La scena però non sfugge a Mario, che avendo fiutato che qualcosa non quadra decide d’intervenire accorrendo in soccorso della principessa. Il suo tentativo di salvataggio però si rivelerà inutile e così mentre Bowser riesce a mettere in atto il suo astuto piano, trafugando addirittura l’intero castello insieme a Peach, il nostro povero malcapitato si ritroverà nello spazio, risvegliandosi su una strana luna…

     

    Un gioco davvero spaziale

    Indubbiamente l’idea di ambientare l’intero gioco nello spazio, all’interno di numerosi pianeti e galassie differenti, rappresenta un notevole passo avanti rispetto al passato, in quanto le possibilità che vi saranno offerte in termini di esplorazione ed azioni da effettuare raggiungono davvero cifre da capogiro, per non parlare dell’estrema varietà di ambientazioni e nemici con cui avrete a che fare, sia che veniate in contatto con personaggi storici della saga, sia che facciate la conoscenza con qualche nuovo (ma non per questo meno agguerrito!) nemico, che cercherà in tutti i modi di ostacolare il vostro cammino. La mappa di gioco non mostrerà immediatamente tutti i corpi celesti visitabili, ma sbloccherete aree successive ogni volta che completerete dei livelli. Rispetto al passato, il fatto di non aver a che fare con ambientazioni standard richiederà di dovervi muovere seguendo alcuni accorgimenti particolari, in base alle dimensioni e alla morfologia dei pianeti e degli asteroidi che dovrete affrontare, ma tenendo conto anche della forza di gravità, che inciderà in differente misura sull’efficacia di alcuni tipi di attacco rispetto ad altri. Non mancheranno poi delle Star Zone che faranno da anello di collegamento tra un corpo celeste e l’altro, permettendovi di spostarvi in rapido tempo e senza il rischio di fare incontri pericolosi.

     

    Tradizioni e innovazioni

    Quasi fosse una regola assodata, ogni nuova avventura della simpatica mascotte Nintendo porta con se alcune immancabili tradizioni, destinate ancora una volta a farvi trascorrere numerose ore in compagnia del vostro Nintendo Wii. Per procedere nel migliore dei modi verso il completamento della vostra missione, visiterete sei macroaree composte a loro volta dall’impressionante numero di quaranta galassie, per un totale di centoventi stelle (ne sentivate la mancanza, vero?) da raccogliere per poter completare il gioco in modo totale. Se a questo aggiungete il fatto di poter poi prendere le sorti del caro fratello Luigi, capirete che i motivi per vivere l’avventura con un coinvolgimento davvero eccezionale ci sono tutti. Ma le notizie positive, non finiscono certo qui. Rispolverando quelle che erano state le caratteristiche più riuscite dei primi storici episodi, a Mario è stata nuovamente concessa la possibilità di potersi trasformare attraverso l’uso di Power Up, potendo così contare su tutta una serie di abilità molto utili ed estremamente divertenti da padroneggiare. Non vi rovineremo alcuna sorpresa parlandovi delle new entry, quindi per adesso accontentatevi di sapere che ritroverete il solito campionario di funghi, stelle e fiori di fuoco, oltre a numerose altre novità che non mancheranno di destare la vostra attenzione.

     

    Mario sotto controllo

    Dopo che vi sarete ripresi dalla potenza tecnica del gioco (esiste un vero abisso rispetto alla maggior parte dei titoli Wii usciti in questi mesi), non potrete non rimanere pienamente coinvolti dallo straordinario e coinvolgente gameplay, in grado di calarvi perfettamente e gradualmente all’interno di livelli dalla difficoltà progressivamente più elevata e che ad un certo punto richiederanno le proverbiali sette camicie per essere superati con successo. Parlando del sistema di controllo, come volevasi dimostrare sono state fatte delle scelte talmente perfette che appare difficile non perdersi ad esplorare e sperimentare le abilità di Mario incuranti del tempo che trascorre.

    La visuale automatica della telecamera accompagnerà sempre l’azione dalla migliore inquadratura possibile, tuttavia avrete comunque modo di modificarla anche a livello di zoom agendo sul D Pad posto sul Wii Remote, che servirà per compiere due categorie di azioni principali: la prima consisterà, attraverso una serie di movimenti semplici ottimamente calibrati, di eseguire tutti gli attacchi speciali di cui Mario dispone, mentre la seconda funzione sarà quella di agire come un puntatore e catturare quindi le stelle che successivamente potranno essere poi rilasciate verso i nemici attraverso la pressione del pulsante B oppure per modificare la morfologia dei pianeti.

    Ovviamente sarà necessario non sprecarle in maniera esagerata, in quanto a livello completato il numero rimanente determinerà la possibilità di sbloccare un nuovo stage. Il Nunchuk, come era facile prevedere, è utilizzato per gli spostamenti e si rivela molto prezioso in tutte quelle sezioni in cui, dovendo affrontare zone particolarmente ardue e per certi versi simili alle classiche piattaforme in 2d, il minimo movimento sbagliato potrà costare la perdita di una vita. La possibilità di prendere parte alla modalità Co-Star con un’altra persona, dividendo in parte i compiti di movimento e attacco appare un giusto compromesso per non rischiare di rendere confusionaria una meccanica che si è rivelata davvero molto solida e coinvolgente, favorendo anche il gioco per tutti coloro che non hanno grande esperienza ma che vogliono poter proseguire nell’avventura in compagnia di un amico o di un genitore.

     

    Tutto il resto è noia

    La sola presenza di Mario e di altri storici personaggi Nintendo, da sola non basterebbe a giustificare un giudizio così positivo se dietro un nome non ci fosse un gioco di estrema qualità. Per questo è possibile accostare questo titolo al termine killer application, essendo un prodotto vincente e destinato a far parlare di se per moltissimo tempo e il fatto che durante la prima settimana in Giappone abbia venduto già duecentocinquantamila copie dovrebbe far riflettere a riguardo. A livello di gameplay e originalità si toccano vette inavvicinabili proponendo un colpo di genio dietro l’altro e incrementando in modo esponenziale la sensazione di appagamento che ricaverete con il trascorrere dei minuti, grazie non soltanto ad una meccanica di gioco divertente, ma per via di una realizzazione tecnica strabiliante, come nessuno avrebbe mai immaginato.

    L’engine poligonale dedicato alla gestione di ambientazioni e personaggi è stato realizzato ottimamente e fornisce grande fluidità all’azione.

    La grafica appare davvero ben definita (480p in 16:9), dettagliata e ricca di colori, facendo uso di ambientazioni estremamente suggestive e colorate, grazie ad una palette raffinata e mai invasiva. Il sonoro merita una menzione particolare per gli ottimi brani presenti, davvero piacevoli (merito del bravo Masafumi Kawamura) e in grado di enfatizzare tutte le situazioni che si sposano perfettamente con un elevato campionario di voci ed effetti sonori che non ci stancheremmo mai di sentire. A livello di giocabiltà tutto funziona perfettamente, con un approccio a metà tra il classico e l’innovazione per quel che riguarda i controlli, ma inserito in un concept fresco e ricco di spunti interessanti. Il livello di difficoltà appare ottimamente calibrato, sia per le numerose ambientazioni da visitare che per la cura messa dai programmatori nel realizzare una sfida sempre elevata e adatta a tutti, anche grazie alle possibilità offerte dalla modalità cooperativa. Veramente difficile trovare un difetto a un gioco che si dimostra solido, longevo e divertente, trasportandovi in un mondo (anzi, forse sarebbe più corretto dire in uno spazio!) dove nulla è lasciato al caso. Consigliato senza alcuna riserva, non ve ne pentirete.

     

    Supporto:1 DVD

    Piattaforma: Nintendo Wii

    Lingua: Multi5 (English, Frances, Deutch, Italian, Espanol)

    Genere: Platform

    Giocatori: 1-2

    Sito Ufficiale

    Data di uscita: 01 Novembre 2007

    Anno: 2007

  2. ULTIMATE SPIDERMAN

     

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    Dove eravamo rimasti?

    Questo non è certo il primo gioco dedicato all’arrampica muri per eccellenza (infatti è l’Ultimate… ahem, per questa battuta potete mandarmi email piene di offese, le accetto senza fiatare) che, nel corso degli anni, si è visto dedicare titoli per quasi tutte le piattaforme di gioco esistenti (il primo risale al 1982, su Atari 2600). L’apice qualitativo si è raggiunto con Spider-Man 2 (parliamo delle versioni console, quella PC era veramente brutta), uscito lo scorso anno contemporaneamente alla pellicola cinematografica omonima, in cui veniva ricalcato il gameplay di GTA III e seguiti offrendo la possibilità di andarsene in giro per New York a salvare persone e a cercare segreti, oltre che a seguire la storia del film (anche se questa era la parte più debole). In fondo cosa hanno sognato per anni i fan del fumetto se non lanciare ragnatele sui grattacieli per svolazzare di qua e di là nei meandri della grande Mela?

    Ultimate Spider-Man segue le orme del predecessore indiretto cercando però di migliorarsi a livello narrativo.

     

    Venom vs Spider-Man

    Il gioco parte con un tutorial non saltabile ma perfettamente integrato nell’azione. Per prima cosa bisogna affrontare Venom su un campo da football americano imparando a controllare Peter (non ancora con il costume). Possiamo dare pugni e calci al nostro avversario, saltando per evitare i suoi tentacoli (quando si attivano i famosi sensi di ragno). Nel caso si venga catturati bisogna premere in sequenza veloce e ripetuta due tasti in modo da far salire un barra per liberarsi. Andando avanti si imparerà ad utilizzare la ragnatela lanciandola sui palazzi. Il modo per farlo è decisamente intuitivo e bastano un paio di tasti per gestire il tutto. La ragnatela stessa può essere utilizzata per varie funzioni, come appunto dondolarsi, prendere velocità o per catturare i nemici immobilizzandoli. Oltretutto, andando avanti nella trama, verranno sbloccate altre tecniche piuttosto interessanti.

    La caratteristica saliente della modalità storia è la possibilità di controllare un altro personaggio noto a tutti i fan del fumetto: Venom. Le differenze nel gameplay tra Venom e Spider-Man sono notevoli visto che, mentre con il secondo si deve cercare di aiutare il più possibile la gente, con il primo è necessario un approccio più violento e determinato visto che la sua energia scende continuamente e per ricaricarsi ha bisogno di “succhiare” letteralmente le persone. Venom ovviamente non può lanciare ragnatele ma ha dalla sua dei lunghi tentacoli, che gli consentono di colpire i nemici a distanza, e un salto potentissimo che gli consente di raggiungere immediatamente altezze notevoli. Ovviamente entrambi i personaggi possono arrampicarsi e muoversi lungo i vari edifici di New York garantendo una libertà di movimento generale notevole.

     

    Lo Story Mode

    Svolti una serie di compiti generici in città (di cui parleremo nel prossimo paragrafo) si potrà accedere ai diversi capitoli dello story mode. Tralasciando la trama in sè (che può interessare o meno a seconda del livello di interesse per l’Uomo Ragno, ma che sostanzialmente è piuttosto banale) bisogna dire che questa è la parte migliore del gioco. Ogni capitolo è introdotto e concluso da dei filmati, in cui è evidente la scelta di ricalcare il linguaggio dei fumetti, che spiegano più o meno quello che succederà nella sequenza giocata. Lo schema generale dei capitoli è sempre identico: c’è un altro super eroe cattivo da inseguire in giro per la città, durante l’inseguimento accadono eventi che mettono in pericolo la vita delle persone (eventi a cui, ovviamente, bisogna rimediare) e, infine, si arriva allo scontro diretto con il super nemico; la parte più interessante di tutte visto che ogni combattimento andrà affrontato in modo differente. Ovviamente ci sono anche delle varianti allo schema generale tipo lunghe sequenze di pestaggio (soprattutto guidando Venom) o sequenze di solo inseguimento. “ una certa viscosità del sistema di controllo fa compiere qualche errore di troppo non voluto”Nonostante questa parte del gioco sia molto buona, alcuni difetti emergono comunque. In primo luogo una certa viscosità del sistema di controllo che, soprattutto durante gli inseguimenti, fa compiere qualche errore di troppo non voluto. Anche la telecamera ci mette del suo traballando un po’ troppo nelle situazioni più accese e creando una confusione deleteria per capire cosa sta succedendo. A parte questi difetti, comunque, se Ultimate Spider-Man fosse composto dal solo story mode, magari più lungo visto che dura solo qualche ora, potrebbe essere promosso con buoni voti. Peccato che non sia così.

     

    La modalità libera

    Parlavamo prima della modalità libera in cui si guida Spider-Man in giro per la città a caccia di criminali generici più o meno potenti e di persone in pericolo da salvare. Rispetto a Spider-Man 2, purtroppo (sempre versione console), il peggioramento è evidente. La città è grande e molto dettagliata, ma le cose da fare sono decisamente pochine e noiose. Chi volesse evitarsi i compiti più noiosi, non potrà farlo visto che, per proseguire nello story mode, occorre aver svolto un certo numero di compiti. Nessun problema per gli eventi casuali (rapine, persone che stanno cadendo da palazzi, gang criminali da sistemare a suon di pugni e calci e altro) anche se, a dire il vero, non sono molti e diventano ben presto ripetitivi e noiosi, non fornendo oltretutto nessuna ricompensa. Il vero problema sono le corse e i tour di pestaggio; le prime sono frustranti, i secondi sono veramente troppo noiosi e ripetitivi.

    Per attivare le corse bisogna trovare dei gettoni (indicati sulla mappa) con sopra disegnato un uomo stilizzato che corre. Fatto questo partirà una sequenza in cui, in giro per la città, appariranno delle grosse sfere che vanno raggiunte il più velocemente possibile. I problemi delle sequenze di corsa sono i tempi risicatissimi necessari per ottenere una medaglia e l’inadeguatezza del sistema di controllo che risulta impreciso rispetto al compito da svolgere. Raggiungere velocemente le sfere non è difficile, il problema è toccarle. Alcune gare diventano insopportabilmente frustranti risultando incredibilmente difficili e andando ripetute più volte per essere finite. Oltretutto non si capisce perché sia necessario farle, visto che sono completamente slegate dal contesto del gioco e dal personaggio.

     

    Per quanto riguarda i tour di pestaggio criminali, il problema è un altro. Si attivano sempre trovando appositi gettoni indicati sulla mappa, e richiedono semplicemente che si vada in giro a pestare gruppi di criminali apparsi nelle vicinanze. Anche in questo caso il problema è che, svolti un paio di tour (che sono praticamente tutti uguali) la noia arriva preponderante e demotivante. In sostanza i tour e le corse potevano essere un discreto extra; come elementi attivi del gameplay, invece, smorzano il ritmo di gioco e rischiano di causare frustrazione nel giocatore.

    Per il resto, in città, potete fare… nient’altro tranne andare in giro a cercare le centinaia di gettoni nascosti che servono per sbloccare i soliti extra (ormai immancabili in giochi del genere e quindi non più tanto extra).

     

    Cel shading? No, 3D Comic Inking Technology

    Distanziandosi parzialmente dallo stile grafico ormai classico per i videogiochi ispirati ai fumetti e ai cartoon, la tecnica grafica non è quella del cel shading in tutto e per tutto. Ultimate Spider-Man sfrutta infatti una fantomatica 3D comic inking technology, una feature che nasce dal cel shading e lo potenzia attraverso una diversa gestione delle ombre, una maggiore saturazione dei colori ed un diverso ispessimento dei contorni dei personaggi. Il risultato è piacevole da vedere e i modelli dei personaggi risultano veramente eccellenti nei dettagli. Ottima anche la rappresentazione dei luoghi più famosi di New York, anche se, per alcuni edifici, potevano essere utilizzate texture un pochino più adatte e meno scarne. La fluidità generale è buona, ma (riguardo la versione PC) i possessori di schede grafiche di medio livello di un paio di anni fa dovranno abbassare i dettagli per non vedere qualche scatto di troppo. Le musiche che accompagnano l’azione sono discrete e nulla più.

     

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    Lingua: MULTI5

    Versione: PAL

    Genere: Azione Avventura

    Sviluppatore: Activision

    Sito Ufficiale:

    http://www.ultimatespidermangame.com/

    Data di uscita: 4 ottobre

    Anno: 2005

     

    Requisiti Minimi: sistema operativo Windows 2000/XP, processore a 1,2 GHz, 256 MB di RAM, scheda video 3D con 64MB di Ram compatibile DirectX 9.0c, scheda audio compatibile DirectX, 3500 MB di spazio su HD.

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    NARUTO SHIPPUDEN NARUTIMATE ACCEL 2

     

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    "Il mio sogno è e sarà sempre quello di diventare Hokage!"

    Naruto Shippuuden Narutimate Accel 2 è il quinto capitolo della serie nata su Ps2 “Naruto Narutimate Hero”, benché agli occidentali sia stata proposta sotto il nome di “Naruto Ultimate Ninja”. Come dice il titolo stesso, il gioco si rifà alla seconda serie della serie animata, “Shippuuden” appunto, arco narrativo che vede i protagonisti cresciuti e pronti a vivere tante altre avventure, minacciati dall'incombenza di un Akatsuki (Alba, in Italia) sempre più minacciosa. A differenza di Narutimate Accel, Narutimate Accel 2 presenta una modalità Avventura più fedele all'intreccio narrativo della serie animata, non è quindi introdotto da alcun tipo di preambolo introduttivo, vera e propria delusione, appunto, dell'episodio precedente. Così, selezionando la modalità di gioco principale, al secolo “Master Mode”, il giocatore è portato a vivere in prima persona le vicissitudini presentate allo spettatore nei primi episodi di Naruto Shippuuden, senza tralasciare la componente esplorativa. Il gameplay, in questa modalità, è strutturato in molteplici fasi: la prima vede l'esplorazione in ambienti ben delineati, in puro stile adventure tridimensionale, con telecamera ruotabile e zoomabile attorno al modello del personaggio controllato; la seconda fase vede il giocatore alle prese con numerosissime schermate che ricordano parecchio quelle dei giochi di ruolo: è possibile infatti modificare le caratteristiche della propria squadra di ninja equipaggiando oggetti o modificando parametri come velocità, forza, ecc. ; la terza fase, invece, presenta una sorta di combattimento minore, anche questo in puro stile RPG, quando si viene a contatto con nemici sulla mappa di esplorazione. In questo caso, infatti, il giocatore viene semplicemente catapultato in una piccola arena tridimensionale e qui, supportato dagli altri membri del party – se presenti - può sconfiggere senza alcun problema i nemici minori a suon di Rasengan e Millefalchi. L'ultima variante, quella più apprezzata, è la modalità scontro uno contro uno, che si rifà esattamente ai capitoli “Narutimate hero”/”Ultimate Ninja”, con l'eccezione di qualche aggiunta qua e là. In questo caso il giocatore comanda il proprio personaggio su un piano 2D a profondità – è possibile muoversi in secondo piano premendo su ed X – ed è chiamato a sconfiggere l'avversario a suon di tecniche ninja, kunai e shuriken. Sarebbe inutile negare quanto questa sessione, all'interno della modalità avventura, abbia un' importanza maggiore rispetto le altre, essendo stata sperimentata non su uno, non su due, ma su ben QUATTRO capitoli, in precedenza.

     

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    Nel gioco è stato introdotto un nuovo controllo degli alleati da usare nella battaglia, durante il corso del combattimento si può ricorrere all’aiuto dell’alleato scelto che combatte al fianco del giocatore e permette di usare tecniche combinate. Per esempio scegliendo Naruto e Sasuke nello stesso team si può colpire il nemico con il Rasengan e il Chidori contemporaneamente. Nel gioco è stata introdotta anche una nuova modalità GdR, migliorata rispetto ai titoli precedenti. Si ha la possibilità di formare un team di tre ninja (i personaggi da usare per formare il gruppo sono: Naruto Uzumaki, Sakura Haruno, Kakashi Hatake, Neji Hyuga, Sai e in alcuni momenti Sasuke Uchiha), con l'aggiunta di un quarto membro che ha degli effetti sulla squadra. Inoltre i primi tre membri del Team possono essere potenziati ottenendo dei punti, in modo da imparare nuove tecniche e potenziare quelle già acquisite. La modalità GdR segue la storia originale del manga fino al ritrovamento di Sasuke e la storia, che in precedenza si fermava alla sconfitta dei cloni di Itachi e Kisame, viene continuata fino al primo scontro con Sasuke.

    La mappa è stata ingrandita con l'aggiunta di molte nuove aree, come la base dell'Akatsuki e il nascondiglio di Orochimaru. Un altro miglioramento è quello grafico, infatti i personaggi e gli ambienti sono stati realizzati in modo da sembrare uguali all'anime.

     

    Genere: Picchiaduro

    Produttore: Bandai Namco Games

    Sviluppatore: Cyber Connect 2

    Distributore: Bandai Namco Games

    Versione: NTSC JAP

    Lingua: Giapponese

    Giocatori: 1-2

    Dimensioni File 1.79 GB

    Data di Uscita: Dicembre 2007

  4. ASSASSIN'S CREED

     

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    Ci sono mestieri che sono sempre esistiti, da quando la società si può definire tale, forse anche da prima. Il mestiere del killer è uno di questi. Serve freddezza, molta freddezza. Ci vuole caparbietà e astuzia. Dedizione nell’eseguire gli ordini e addestramento. E una sana mancanza di codice morale.

    Questo è vero però se ci soffermiamo sul prototipo attuale di Assassino, quello che ci viene mutuato dai film di spionaggio, in cui l’Intelligence la fa da padrone. Le cose cambiano se torniamo indietro di 800 anni, precisamente nell’Anno del Signore 1191. Siamo in Medio Oriente, durante l’epoca della Terza Crociata, e un Assassino ha un compito delicato quanto vincolante. Il suo nome è Altair, deve riscattare i propri errori e riacquisire autorità all’interno della Confraternita. Ebbene l’Assassino ha un suo codice, che deve essere seguito. Il Credo non può per nessun motivo essere profanato.

    Eppure un sottile filo lega passato e futuro, storia e fantascienza. Niente è quello che sembra.

     

    Un killer, tre città orientali e un grande mistero

    La storia intriga fin dai primi momenti, con un incipit inaspettato ma molto interessante che ci chiarisce immediatamente alcuni quesiti che si sono fatti i giocatori in questi mesi, ponendone inevitabilmente di nuovi, riguardo agli obbiettivi da perseguire, in quello che non è altro se non un ricordo. Non proseguiamo oltre per non rovinarvi la sorpresa, ma era doveroso un piccolo accenno per farvi capire che la trama non è affatto banale ma piena di mistero e incertezza.

    Dopo le fasi introduttive abbiamo avuto a che fare con uno dei tutorial più lunghi della storia videoludica. Scherzi a parte, tale scelta degli sviluppatori può piacere o meno, ma è indubbiamente necessaria per calarci appieno nella nostra parte all’interno del “Ricordo” e per capire anche quello che accade intorno a noi nelle fasi iniziali dell’avventura.

    Ormai siete entrati nella mentalità di un Assassino, una sorta di Jason Bourne medievale, attento ad ogni situazione che gli si palesi innanzi e pronto a regolarsi di conseguenza con rapidità e freddezza. Come ogni tagliagole che si rispetti, le fonti d’informazione sono il pane quotidiano e così, ogni qual volta Altair avrà un obbiettivo prefissato, dovrà raccogliere per conto suo le informazioni necessarie a scovare la preda, compiendo azioni di spionaggio, interrogatori diretti ad alcuni soggetti (dietro minaccia, ovviamente), ma anche borseggi per rinvenire prove e documenti di fondamentale importanza.

    Un lavoro sporco, insomma, che comunque viene agevolato dalla mappa, visibile in tempo reale in basso a destra dello schermo, o in modo più approfondito, premendo il tasto di apertura del menù. Nella sua forma più estesa ci fornisce indicazioni per le zone interne della città, contrassegnando l’obbiettivo principale, quelli opzionali e tutti gli elementi presenti nella zona. Abbiamo anche una legenda con tutti i simboli e le icone che incontriamo nel corso delle missioni, molto simile a quella di GTA. Inoltre è possibile farvi riferimento per prendere coscienza dei vari distretti dislocati sul territorio, oltre a controllare la via più rapida, quando ci si muove nelle campagne.

    Come già sappiamo da tempo, ci sono tre città nelle quali dare spolvero alle nostre doti di Assassino: Damasco, Acri e Gerusalemme. Tre agglomerati molto differenti tra loro per conformazione e colori. Senza entrare troppo nel merito, è palese la scelta di ricorrere, per ognuna, ad un diverso filtro cromatico: da un lato Damasco, caratterizzata da colori caldi, dalla tinta sabbiosa che risalta la pietra delle sue costruzioni, ricche di minareti. Dall’altro Acri, di tonalità più spente, tendenti al blu per evidenziarne lo stato di difficoltà e di povertà imperante. Infine Gerusalemme, la più importante delle tre, anche se meno popolata, e contraddistinta da un filtro tendente al verde chiaro. La ripetizione nelle caratteristiche di alcune strutture c’è, ma non inficia assolutamente la spettacolarità visiva dell’insieme, vasto ed estremamente stratificato.

     

    Il gioco mescola al suo interno varie tipologie di gameplay, che lo rendono un prodotto particolare, diverso dai generi ai quali siamo stati abituati in questi anni. Innanzitutto abbiamo la possibilità di interagire a fondo con il paesaggio e le costruzioni che lo compongono. Ogni casa, palazzo, torre, muro, trave può essere scalata da Altair con un’agilità e fluidità mai viste prima d’ora. Abbiamo a che fare con un sistema di interazione a metà strada tra quanto provato in Prince of Persia e le grandi arrampicate archeologiche di Lara Croft. Tuttavia il nostro freddo e misterioso Assassino è in grado di sintetizzare il concetto, compiendo movimenti più rapidi, nonché altamente dinamici. Gli appigli sono un’infinità e l’approccio, nonostante molto ampio e pieno di variabili, viene reso intuitivo dal sistema di controllo.

    Questo per quel che concerne la componente strettamente esplorativa. Se invece ci vogliamo soffermare sulla tipologia di gioco e la gestione dei compiti da portare a termine, il titolo appare un ibrido tra uno stealth game, nel quale si deve agire con cognizione di causa, cercando di fare meno clamore possibile, ed un GTA per il free-roaming, ossia la possibilità di muoversi liberamente per lo scenario, e per come si deve affrontare la fuga nel caso in cui si venga scoperti dalle guardie e vi venga data la caccia.

    A tutto questo si aggiungono le interessanti fasi di gioco a cavallo, per potersi muovere più velocemente nel territorio, interamente esplorabile, che collega i vari centri abitati tra loro. Le aree da coprire al galoppo sono lunghe e spesso pullulanti di soldati in grado di riconoscervi come nemico. Rappresenta un mezzo privilegiato sia per scappare velocemente che per attaccare i nemici quando meno se lo aspettano, con incursioni rapide e dirompenti. A patto però di non trovarsi in spazi angusti come all’interno di strette gole e su promontori senza vie di fuga.

    L’implementazione di questa tipologia di trasporto poteva creare qualche imbarazzo e alcune perplessità, per lo più nella fluidità nei movimenti dell’animale al quale state in sella. Al contrario, globalmente il risultato è buono, con una fisica ben congegnata, alternando fasi a passo d’uomo mimetiche, al trotto oppure al galoppo vero e proprio, destreggiandosi in mezzo a muretti diroccati, palme rovesciate e saltando di netto ogni ostacolo che trova sul proprio cammino. Anche nel momento in cui Altair tira le briglie per portarlo verso destra o sinistra, oppure farlo tornare indietro, le movenze sono estremamente realistiche. Inoltre abbiamo varietà anche nella caratterizzazione cromatica dei ronzini, sia bianchi che marroni o neri, e anche di dimensioni non identiche. Mentre si è a bordo si può eseguire una carica sulle milizie che vi hanno scoperto, sguainando la spada oppure impennando la bestia per travolgere i malcapitati, facendo comunque attenzione a non perdere il controllo cadendo rovinosamente a terra.

     

    Un Assassino sa controllare i propri avversari

    Il sistema di controllo si avvale di un’assegnazione delle azioni ad ogni tasto del controller. Principalmente dovrete gestire la corsa, fondamentale per fuggire nei momenti di difficoltà, ma anche la preghiera nelle fasi mimetiche, sia quando siete da soli, sia se vi nascondete tra i cosidetti “Eruditi”, dei monaci che vi aiuteranno a celarvi nel momento in cui dovete entrare all’interno delle mura cittadine, altamente sorvegliate, eludendo ogni genere di ricerca. Se invece si svolge un inseguimento sui tetti, è necessario cercare una delle molte tende sparse per l’ambientazione e nascondersi all’interno fino a quando non si saranno calmate le acque, a patto di non essere sotto l’occhio diretto dei vostri nemici, perché in tal caso il nascondiglio non servirebbe a nulla.

    Il sistema di combattimento si suddivide in attacchi di “Alto Profilo”, che comportano un corpo a corpo e, in quanto evidenti e chiassosi, possono richiamare l’attenzione delle altre sentinelle che bazzicano nei paraggi, ed una tipologia di azione di “Basso Profilo”, a tutti gli effetti una manovra stealth degna del miglior Snake, attraverso la quale si colpisce in maniera rapida ma molto silenziosa, al punto che spesso i passanti, in un primo momento, non si accorgono di nulla. Potere degli Assassini.

    Negli attacchi di “Alto Profilo” si utilizza soprattutto la spada, modulando la tipologia dei colpi, a seconda che si voglia colpire in sequenza, oppure sferrare un unico fendente ma molto potente, o ancora difendersi e contrattaccare. Per le fasi di copertura si deve ricorrere alla parata, oppure allo strattonamento del proprio avversario, il quale, dopo essere stato spinto, diventerà inevitabilmente più vulnerabile ai vostri attacchi. Nel caso poi vi troviate sui tetti, ad una certa altezza dal suolo, spingere i nemici nel vuoto e farli schiantare rovinosamente a terra è la soluzione migliore. Bisogna però fare attenzione che il medesimo servizio non venga reso a voi, in tal caso vi caccereste in un bel guaio, in particolare se vi trovate faccia a faccia con un Cavaliere Templare.

    Per le incursioni di Basso Profilo, invece, si può ricorrere all’espediente della preghiera, avvicinandosi il più possibile alla propria preda. A quel punto, tramite le levette direzionali si sceglie la tipologia di attacco, rispettivamente tra i semplici pugni, la piccola spada montata sul polso del nostro inquietante protagonista, invisibile ma letale quando sguainata, oppure il normale pugnale, che può anche essere scagliato da lunga distanza sulla vittima.

    L’IA dei nemici è buona, in quanto è piuttosto semplice avere la meglio negli scontri 1 vs 1 ma, nel momento in cui si è braccati, le cose divengono molto meno agevoli. I vostri inseguitori non molleranno facilmente la presa, finendo con l’inseguirvi su tetti, travi di legno, muretti e finestre pur di farvela pagare. Spesso se vi hanno a portata possono scagliarvi addosso delle frecce, oppure prendervi letteralmente a sassate, sperando che perdiate l’equilibrio. Altre volte cercano di agguantarvi per i piedi, mentre state risalendo un muro, per rallentare la vostra marcia.

     

    Questioni Tecniche

    Dal punto di vista prettamente tecnico il gioco si presenta in una veste sontuosa che, nonostante non rappresenti il massimo possibile per lo sviluppo attuale degli hardware di nuova generazione, è comunque in grado di sostenere il confronto, grazie anche alla bellezza della collocazione storico-temporale e alla realizzazione magistrale di ogni dettaglio: dai dirupi, alle torri, dalle case ai negozi e le persone che pullulano per vie, piazze e vicoletti.

    La gestione dell’illuminazione è interessante, fornendo un’immagine pulita e nitida, oltre alla palese differenziazione che si viene a creare tra le tre città che possiamo visitare. L’azione si svolge in modo fluido, senza incertezze di sorta, al di fuori di qualche piccolo calo di framerate nelle panoramiche cittadine. La gamma di colori è ottima, risaltando la varietà delle vesti dei passanti, oltre al colore dei palazzi e della vegetazione, che rispecchia in pieno l’atmosfera e il clima Mediorientale.

    Non mancano alcune imperfezioni, più che altro relative a certe aree delle pavimentazioni, in cui si nota una parte degli stivali del protagonista, entrarvi all’interno. Mentre questo non si coglie se ci troviamo sull’erba, balza all’occhio quando si è sui tetti. Non è comunque niente di rilevante al punto da costituire un difetto, perché non avviene costantemente. Altro appunto che può essere mosso è relativo alla gestione dei movimenti tra la folla che, seppur realistici, dal momento che il personaggio si scansa, allungando il braccio in avanti per farsi spazio, a volte vengono abusati, essendo e compiuti anche quando la persona già si sta spostando. Anche quest’aspetto, comunque, è marginale nell’economia globale del titolo.

     

    Commento finale

    Finalmente, dopo tanta attesa, abbiamo potuto analizzare a fondo questo gioco,

    che si è rivelato pienamente all’altezza delle grandi aspettative della vigilia.

    Tecnicamente non siamo al top della categoria, soprattutto pensando ad altri titoli prossimi all’uscita o ad un Heavenly Sword, tuttavia l’ambientazione straordinaria e l’ottimo doppiaggio compensano pienamente. Non dimentichiamoci della grande innovazione a livello di interattività, con le strutture circostanti. Le missioni sono tutte piusttosto simili ma questo non si può considerare, in fondo, un difetto. Un assassino resta sempre un assassino, e ha i suoi metodi per agire. Più che altro le fasi di borseggio e spionaggio potevano essere più ispirate.

    La longevità è buona alla luce anche dell’estremo appagamento che dà girovagare per i piccoli vicoli di queste città orientali, o raggiungere le maggiori sommità delle torri, per godere appieno del panorama. Certamente è uno stealth, con caratteristiche particolari, ma pur sempre tale, quindi con ritmi di gioco che alternano movimenti lenti e ragionati a fasi frenetiche all’ultimo respiro.

    Altair è arrivato nel nostro mondo; siamo sicuri che non lo abbandonerà tanto presto.

  5. Qualunque utente ha la possibilità di realizzare una recensione di un gioco. Basta aprire una discussione il cui titolo deve avere queste caratteristiche:

     

    [PIATTAFORMA] TITOLO DEL GIOCO 

     

    Ad esempio: [PS2] Metal gear Solid 2

     

    La discussione deve essere articolata sulla base di questo CODE:

     

    [b][size=200] (INSERIRE TITOLO DEL GIOCO QUI) [/size][/b]
    
    [img= (INSERIRE LOCANDINA QUI) ]
    
    
    
    (INSERIRE QUI RECENSIONE COMPLETA DI SCREENSHOT)
    
    

     

    Quindi basta modificare dove dove ci sono le parentesi tonde e sta scritto "INSERIRE QUI.."; li inserite le scritte e/o i link richiesti e alla fine avrete realizzato una presentazione standard. Ognuno è libero di personalizzarla come vuole, specie nella sistemazione della recensione e degli screenshot, l'importante è che usate sempre di base questo CODE.

     

    E' consigliabile inserire anche una buona videorecensione, possibilmente tratta da Spaziogames.it (le si trovano su Veoh o su youtube o in alternativa si possono scaricare da spaziogames e poi uppare su Veoh)

    Buon Lavoro :ok:

     

    Ricordatevi poi di segnalare nell'indice la vostra recensione!

  6. I SIMPSON - IL VIDEOGIOCO

     

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    Al giorno d'oggi è quasi impossibile trovare qualcuno che non conosca i Simpson. Sotto l'ala protettiva del loro creatore Matt Groening sono state create centinaia di puntate televisive, un recente film al cinema, gadget di ogni tipo e ovviamente videogiochi. Nonostante la qualità dello show risulti spesso altissima questo non si è mai verificato con le controparti videoludiche che hanno narrato le gesta di Homer & Co. A parte infatti il discreto Simpsons Hit & Run che si rifaceva all'inarrivabile Gran Theft Auto, le altre trasposizioni non hanno mai soddisfatto i fan della gialla famiglia di Springfield. Da quando però è stato annunciato questo The Simpsons Game è subito parso evidente che ci si volesse distaccare dal passato e che tutto quello che sarebbe stato inserito nel gioco sarebbe stato soggetto a delle cure particolari per rendere il prodotto il più simile possibile a quanto visto in TV.

     

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    Tie-in? No grazie

    La recente uscita nelle sale cinematografiche del film dedicato a questa pazza famiglia può far pensare che il gioco in esame sia una trasposizione delle vicende già narrate nel lungometraggio. Per fortuna, viste le scarse fortune in ambito tie-in, ciò non è successo e i programmatori insieme agli stessi scrittori che si occupano dello show hanno creato una storia a se stante tanto divertente quanto surreale.

    Tutto inizia con Homer seduto sul divano (strano eh?) che sogna di essere in un paese di cioccolata. Il breve livello funge da tutorial e si dimostra comunque molto semplice e completo. La storia decolla subito dopo ossia quando potremo uscire dalla casa perfettamente ricreata e arrivare in strada. Qui nei panni di Bart dovremo andare dalla catena di videogiochi Sequel Stop per comprare la nostra copia di Gran Theft Grattachecca, titolo violentissimo che viene subito sequestrato da Marge per i suoi contenuti. Mentre Bart gironzola sconsolato per il gioco appena sottratto, si vede recapitare dal cielo un libro intitolato The Simpsons Game in cui viene a sapere di essere dentro a un videogioco e di avere per questo motivo accesso a svariati power up e super poteri. Da questo punto in avanti vi ritroverete protagonisti di 17 livelli (18 contando il tutorial) nei quali i nostri beniamini affronteranno le situazioni più disparate legate al mondo dei videogame. Se avete visto alcuni trailer ricorderete Medal of Homer, il già citato Gran Theft Grattachecca e altri titoli che saranno una sorpresa riscoprire in chiave "simpsoniana".

    Il genere su cui questo titolo poggia le proprie basi è il platform e in questo non si può dire che i programmatori si siano spremuti più di tanto per trovare soluzioni nuove ed alternative a quelle già sperimentate in una miriade di altri titoli. Però, hanno escogitato un modo per trovare questi limiti rendendoli utili ai fini del gioco. Li hanno chiamati "clichè da videogioco" e sono per esempio il doppio salto, i muri invisibili, personaggi che imparano a nuotare solo nel sequel di un gioco di successo, e così via. Oltre a questa forma di collezionismo particolare poi saranno presenti degli oggetti che potranno essere raccolti solo da un personaggio specifico che aumentano la rigiocabilità di un livello regalando al giocatore dei simpatici extra e soprattutto donando maggiore potenza a tutti i membri della famiglia Simpson.

     

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    Citazioni a non finire

    Lo show dei Simpson è sempre stato una miniera inesauribile di citazioni ed ammiccamenti a personaggi, film e situazioni. I Simpson Il Videogioco ovviamente non si può esimere da questa tradizione. I primi livelli sono di presentazione ai 4 personaggi principali, Homer Bart Lisa e Marge, tutti caratterizzati da un attacco secondario diverso e da alcune altre capacità che verranno pian piano ampliate con il procedere dell'avventura. Finiti questi primi 4 livelli tutta la follia dei creatori esplode mettendo in scena situazioni esilaranti insieme a personaggio del mondo dei videogame che hanno fatto storia. Non voglio rovinare nessuna sorpresa ma sappiate che ne vedrete davvero delle belle e vi capiterà spessissimo di fermarvi per guardare increduli quello che succede su schermo.

    La grafica in cell shading fa un bel lavoro con questo titolo e pur non presentando livelli particolarmente complessi riesce a ricreare la magia del cartone animato senza alcuno sforzo. Sono presenti effetti speciali e particolari chicca grafiche ma quello che più vi colpirà sarà per una volta l'insieme dei personaggi e delle ambientazioni che vi farà davvero sentire a Springfield. Inoltre per aumentare la partecipazione del giocatore sono stati creati apposta per questo titolo degli spezzoni di cartone animato dalla durata totale di circa 40 minuti, che vi introdurranno ai livelli permettendo un sviluppo della vicenda molto lineare ma divertentissimo.

     

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    Tonino, Liù, Ilaria e Monica... GRAZIE!

    Uno dei problemi più gravi dei titoli precedenti dedicati ai Simpson è stata la mancata implementazione del doppiaggio nella lingua italiana. Oggi finalmente anche noi potremo sentire le tipiche esclamazioni di Homer con la mitica voce di Tonino Accolla che ci ha tenuto compagnia in TV! Il lavoro svolto è enorme e prima di sentire la stessa frase ripetuta passerà un bel po' di tempo. Tutte le battute poi sono recitate con la professionalità che contraddistingue le "voci" che da dietro le quinte hanno regalato ai fans battute meravigliose e indimenticabili. I personaggi parleranno per tutta l'avventura commentando e schernendo tutto quello che vedono. Nelle opzioni è presente addirittura una barra per indicare il livello di verbosità dei nostri eroi, ma abbassarla anche di solo un millimetro sarebbe davvero un peccato.

     

     

    Le note negative di questo titolo arrivano dalla natura di gioco a cui appartiene. I Simpson Il Videogioco è un platform piuttosto blando nelle sue meccaniche che, come detto in precedenza, non offre al giocatore nulla che non sia già stato fatto in titoli analoghi. Inoltre la telecamera virtuale da parecchi grattacapi al giocatore soprattutto in fasi di salto particolarmente delicati. La modalità a due giocatori poi non è implementata benissimo poichè lo schermo si divide automaticamente con uno split screen verticale e capita che mentre un giocatore si adopera per aprire un passaggio, l'altro, non avendo le abilità necessarie per proseguire, debba stare con le mani in mano in attesa lasciando a questa possibilità poco spazio rispetto al single player. Nonostante questi difetti non certo di poco conto e una longevità che si attesta sulle 7/8 ore questo titolo non dovrebbero farselo sfuggire gli appassionati che troveranno tutta la magia dello show applicato al mondo videoludico.

     

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    Solo per Wii

    Il gioco risulta uguale su tutte le console in commercio compreso il Wii. Purtroppo però il sistema di controllo risulta meno efficace su questa macchina soprattutto per via della telecamera, la cui modifica è affidata alla croce direzionale, piuttosto scomoda da raggiungere mentre si gioca. Anche l'alternanza dai tasti A e B per gli attacchi non sembra tra i più felici. Di contro la differenza grafica non è così marcata come molti potrebbero pensare grazie ai particolari filtri usati. Sono infine presenti alcuni semplici minigiochi che utilizzano le funzionalità del controller ma se avete più di una console consiglio l'acquisto per Xbox 360 o PS3 le cui versioni invece risultano presocchè identiche.

     

    Conclusione

    I Simpson Il Videogioco è un titolo che vi farà fare grasse risate e che vi divertirà con i suoi personaggi, le sue battute e le sue situazioni. Lo stesso divertimento non si riceve invece dal gameplay che risulta molto semplice e a volte banale. Eppure la spinta per portare a compimento l'avventura non manca mai e capiterà di rigiocare alcuni livelli semplicemente geniali per ascoltare ancora una volta le battute sparate a raffica dei doppiatori originali che hanno fatto un lavoro incredibile. Se amate i Simpson non potete farvelo scappare, questa è l'occasione che stavate aspettando. Per gli altri, a meno che non odiate i "figli " di Matt Groening, dategli comunque un'occhiata, potrebbe conquistarvi.

  7. BLEACH

    HEAT THE SOUL 5

     

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    Bleach è uno dei manga più popolari nella Terra del Sol Levante. Le avventure del sostituto Shinigami (dio della morte) Ichigo Kurosaki, hanno conquistato il pubblico di tutto il mondo, divenendo, assieme ai contemporanei One Piece e Naruto, un fenomeno editoriale internazionale.

    Era quindi inevitabile la trasposizione su console della serie a fumetti di Tite Kubo. Gamecube, Ps2, Nintendo DS, Wii e PSP: non c’è console che non abbia almeno un titolo ad esso dedicato. Il portatile Sony è sicuramente la piattaforma che vanta il maggior numero di apparizioni, divenute ormai quasi annuali. Difatti la serie Heat The Soul ha raggiunto da poco gli scaffali giapponesi, portandosi sulla copertina un vistoso numero “5”. Il grande rammarico che affligge ogni fan di Bleach è la mancata localizzazione al di fuori del territorio giapponese, rendendo quasi del tutto inaccessibile ai più questa serie. Per chi invece non ha problemi con la lingua orientale e si affida all’import, troverà utile questa nostra recensione prima di procedere nell’acquisto.

     

    Warning, warning, spoiler in the air…

    Attenzione! Chi non segue la pubblicazione italiana del fumetto in maniera assidua o ha iniziato da poco ad appassionarsi il manga potrebbe leggere dei probabili spoiler. Heat The Soul 5 (d’ora in poi HTS) narra le vicende di Ichigo e compagni durante la difficile guerra contro gli Arrancar. Il nostro shinigami è alle prese con il suo Hollow interiore e, con grande sforzo, riesce a domarlo così da attingere ad una nuova ed incredibile fonte di potenza. La storia è raccontata attraverso dialoghi con le immagini dei personaggi oppure con un testo scorrevole. Per proseguire vi basterà battere il vostro avversario e, a differenza di HTS4, non ci sarà bisogno di ottenere un determinato ranking: una facilitazione per chi volesse godere della trama senza troppi sforzi. Rispetto al passato, il numero di scontri è stato dimezzato e, a causa di alcune incongruenze con il fumetto, si ottengono dei finali totalmente diversi da quelli reali. Infine, portando a termine lo Story Mode, sbloccherete un combattente segreto. A proposito di personaggi nascosti, paragonando HTS 5 al suo predecessore, ci siamo accorti che il numero di quest’ultimi è diminuito di addirittura sette unità e la possibilità di avere un personaggio a farvi da partner è stata eliminata anche se, al suo posto, si è preferito introdurre un sistema Tag battle, quindi una piena partecipazione del vostro compagno. A nostro parere è un’ottima aggiunta, anche se la mancanza di molti personaggi secondari si farà sentire.

     

    Combattere insieme e da soli

    Nella modalità Tag battle potrete impratichirvi nelle mosse grazie ad un semplice tutorial (Training), combatterete tramite connessione wireless con un amico (Soul Vs), scontrarvi contro la CPU (Free battle), testare le vostre abilità in match continui ( Survival), sfidare il tempo (Time Attack) e, la più importante di tutte, la possibilità di partecipare alla Tag Master. All’inizio dovrete creare una coppia di combattenti e selezionare una battaglia numerata. Il numero e la spada che si intravedono sullo sfondo, stanno ad indicare il livello di difficoltà a cui volete sottoporvi: Sfide 1-6, facile (Zanpakuto Sigillata), 7-12 medio (Shikai [Zangetsu]) e 13-18 difficile (Bankai [Tensa Zangetsu]). Dopo cinque scontri, affronterete il boss di fine stage: una volta sconfitto diverrà selezionabile ed inoltre guadagnerete 50,000 punti per sbloccare altri personaggi segreti.

    La modalità Single Battle è identica alla Tag battle ma, ovviamente, combatterete da soli, senza il famoso partner, già citato prima, a darvi una mano. Niente di nuovo rispetto a HTS4.

     

    Un nuovo modo di combattere

    Il combattimento è profondamente cambiato rispetto al passato. Il partner in battaglia acquista un ruolo di primo piano, rispetto all’aiuto marginale che offriva in precedenza, grazie proprio alla modalità Tag battle. Di conseguenza, sono cambiate le tipologie di aiuto, dalle tre suddivisioni di HTS4 (Shinigami, Vizard e Arrancar) a quelle utilizzate ora in modo più semplice: attacco, difesa e tecnica. Ognuna di esse offre un stile di combattimento differente. Tutti i personaggi dispongono di un solo Attacco Speciale, espandibile a due quando si è in modalità Tag. Alcuni dei protagonisti possono creare combinazioni uniche e, come risultante, assisterete ad attacchi estremamente potenti. La realizzazione tecnico-grafica è davvero strabiliante, in molti casi appagante (quando sarete voi ad utilizzarla, ovvio!). Siccome molti personaggi possono trasformarsi (gli Shinigami usando il bankai, gli Arrancar tramite il rilascio della Zanpakuto), la barra del reiatsu ha un valore significativo. Superate le due barre di energia avvierete la trasformazione del vostro personaggio. C’è da dire che caricare il reiatsu vi esporrà agli attacchi nemici e, molte volte, questo passaggio ad una forma più potente non risulta necessario. Tutto ciò è limitato alla sola esperienza in Single player, poiché nella Tag battle, le trasformazioni si decidono prima del combattimento stesso.

     

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    Comparto Tecnico

    Tecnicamente HTS5 è un “more of the same” del precedente capitolo. Piccole migliorie grafiche, quasi impercettibili. Nonostante questo, la grafica in cell shading utilizzata è d’ottima fattura, senza troppi bug o rallentamenti. Sono state introdotte delle nuove arene, le quali appartengono alle ambientazioni viste nell’Hueco Mundo: peccato che gli sviluppatori abbiano deciso di eliminare le vecchie locazioni. Inoltre vi è una piccola chicca per gli amanti di questa saga videoludica dedicata a Bleach. Se disponete di un salvataggio di HTS4 sulla vostra memory stick, potrete importare 16 personaggi non presenti nel nuovo capitolo. Purtroppo sono utilizzabili solo nel single player e non dispongono di nessun arricchimento: un copia/incolla per intenderci.

    La colonna sonora è la stessa ascoltata in HTS4, con qualche brano nuovo ma purtroppo ancora orfana delle splendide musiche dello show televisivo giapponese.

  8. PRO EVOLUTION SOCCER 2008

     

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    Una delle serie di calcio più amate è sicuramente rappresentata da Pro Evolution Soccer. Fin dall’epoca degli episodi per PSone o addirittura per SNES, la serie ha attirato una sempre maggiore utenza interessata dalla possibilità data dal titolo creato da Seabass di creare situazioni di gioco verosimili e intuitive con una giocabilità di alto livello. Ci troviamo di fronte alla terza incarnazione di PES per PSP e vediamo se, stavolta, proprio tutto quello visto sulle console casalinghe è riportato sul portatile Sony.

     

    Squadre e licenze

    Partiamo subito con l’analizzare cosa il titolo di Konami offre effettivamente all’utenza, ben conscio del fatto che da parte della concorrenza le armi basate sulle licenze sono ben affilate e pronte. Purtroppo, nonostante il successo planetario, PES 2008 offre ancora la presenza di alcune squadre munite di licenza e di altre, purtroppo, mancanti di tale supporto. Vi ritroverete a giocare non con il Manchester ma con una squadra che ne ricalca i colori societari, con i medesimi giocatori (almeno questi dotati di licenza) ma con un nome completamente diverso. Sicuramente, da tifoso e da amante del calcio, mi sento preso in giro da questa situazione che si protrae per anni e che non ha mai trovato soluzione, come se Konami fosse riluttante nel fare uno sforzo economico che allieterebbe tanti utenti. Le rose sono aggiornate a prima del mercato di gennaio e, non si capisce il perché di questa indelicatezza nei confronti di un giocatore scomparso, nel Siviglia appare ancora Puerta. Sembra che il tutto sia stato sistemato in fretta e furia, come se il prodotto fosse stato confezionato in tempi brevi quando, in realtà, PES 2008 per le console casalinghe ha fatto la sua apparizione sul mercato già cinque mesi fa. Per il resto sono presenti diversi campionati originali come la Seria A e la Liga Primera spagnola originali. Nel caso vogliate personalizzare in tutto e per tutto le squadre, avrete a disposizione un sostanzioso editor che vi consentirà di modificare i giocatori, sia dal punto di vista estetico che tecnico, e registrarli in altre squadre, senza dimenticare la possibilità di effettuare le convocazioni delle nazionali. Il tutto sa molto di deja vu, però, stavolta, dobbiamo dire che il titolo ricalca appieno quanto visto nella controparte per PS2.

     

    Una vita da mediano

    Passando alle modalità, c’è da dire che Konami non ha lesinato sulle opportunità offerte al giocatore: oltre alla classica amichevole, coppa e campionato, troveremo la master league (modalità storica della serie PES) e il world tour che consente di affrontare, con la propria squadra, sfide in tutto il mondo con squadre che vanno dalla più scadente alla migliore. La master league riporta in tutto e per tutto le caratteristiche viste nelle conversioni casalinghe: l’evoluzione dei giocatori, tutte le modalità d’acquisto come lo scambio e la possibilità di investire sui giovani per farli crescere e diventare campioni. Dovrete avere sempre ben chiara la strategia iniziale anche per far quadrare il bilancio e non andare in rosso: acquistare un Vieri (con tutto il rispetto) non garantirà un grande futuro per la vostra squadra perché è già su di età e gli anni lo indeboliranno. Puntare invece su un Pato o un Messi vi aiuterà ad avere una squadra fortissima per molte stagioni. Stavolta vi sarà anche concesso di connettervi con la versione di PES 2008 per PS2 e di scambiare i dati della Master League, in modo da portarvi a spasso il campionato iniziato sulla console casalinga di Sony. Un’innovazione (se così si può chiamare, dato che Fifa già dalla seconda conversione per console Sony lo consentiva) che rallegrerà tutti gli appassionati che l’hanno inseguita sino dalla prima apparizione di PES su PSP. Per il resto non ci sono sostanziali novità, oltre alle varie coppe e campionati anche personalizzabili e a una scialba modalità allenamento, nonché la possibilità di effettuare i soliti acquisti nel PES Shop. Il tutto garantisce una longevità elevata che difficilmente vi farà lasciare presto la console.

    Adesso potete mettervi il cuore in pace: non è presente il multiplayer online ma solo un insignificante gioco in wireless tra due giocatori. Pecca purtroppo clamorosa se calcolato quanto di buono hanno fatto i programmatori.

     

    Il calcio in platea

    Passando al gioco in campo, la giocabilità di PES 2008 non varia rispetto alla controparte casalinga. Pensate che addirittura mi trovo bene a impiegare l’analogico che risulta più preciso rispetto alle vecchie versioni. Prima di scendere in campo potrete selezionare la vostra formazione, modificare la posizione dei giocatori e creare il vostro schema di gioco, insomma quanto di meglio la serie di Seabass avesse dato all’utenza. Una volta salvate le vostre formazioni le impiegherete ogni qualvolta vogliate, ma passiamo adesso al gioco vero e proprio. Costruire azioni complicate, portare l’attaccante di fronte al portiere con un pallonetto a scavalcare la difesa e passaggi veloci saranno soddisfazioni che vi potrete togliere imparando al meglio i comandi. Su PSP mancano due pulsanti dorsali ma Konami è riuscita ugualmente a inserire il maggior numero delle giocate disponibili per i calciatori. Per gli esperti della serie, le giocate saranno effettuabili nella maniera più classica possibile, con una prontezza nella risposta dei comandi praticamente perfetta. Purtroppo ho notato qualche limitazione nella gestione da parte della CPU della zona difensiva: a volte, anche ai livelli di difficoltà più elevati, i difensori si faranno gabbare da un facile dribbling. Questa limitazione riguarda anche il portiere che ha una I.A. altalenante: lo vedrete effettuare parate strepitose così come cadere nell’errore di fare papere clamorose. Il livello di difficoltà è piuttosto rimarcato, nel senso che i più esperti posso evitare quello regolare e passare al professionistico, vista la facilità piuttosto eccesiva del primo citato.

     

    Lo stadio in miniatura

    Graficamente il titolo è molto simile alla controparte per PS2; certo mancano alcuni stadi e i giocatori non sono dettagliatissimi. Però andiamo con ordine. L’ambientazione ricrea al meglio l’atmosfera degli stadi reali, anche se non rendono bene l’idea delle grandi arene calcistiche, così come invece fa Fifa. Il pubblicosembra avere una sostanza e non è spalmato sugli spalti come avveniva in precedenza. I modellipoligonali dei giocatori sono ben fatti e ricoperti da texture definite, anche se le maglie originali risultano un po’ sfocate nei loghi. Le movenze risultano fluide reali senza scatti innaturali. Purtroppo si devono sottolineare i vistosi rallentamenti nei momenti più concitati della partita soprattutto nelle aree di rigore quando si riuniscono molti giocatori: un vero peccato perché con un briciolo di attenzione in più non si sarebbe incorso in questo errore che accompagna la serie su PSP.

    Il comparto sonoro è praticamente inesistente: oltre ai classici cori da stadio, di qualità mediocre, non avrete una telecronaca, ma solo un annuncio del gol da parte di Marco Civoli. Un’occasione mancata per sistemare questo altro difetto che la saga si porta appresso da tempo su console portatile. La colonna sonora, invece, è ben fatta composta da musiche aggressive e orecchiabili.

     

    Sintesi

    Sì, ci troviamo ancora una volta di fronte al migliore calcio portatile in assoluto, lontano dai flop delle casalinghe di ultima generazione. PES 2008 per PSP si avvicina di molto alla conversione per PS2 e ne assume i concetti migliori. Giocabilità quasi perfetta, da sempre punto forte della serie, bug limitati e la possibilità di giocare a una Master League finalmente completa, interscambiabile con la versione casalinga, fanno di PES 2008 il titolo adatto a tutti gli appassionati del buon calcio. Ogni azione sarà ragionata e ogni gol una soddisfazione e, se saprete lasciar perdere i rallentamenti che affliggono il gioco, avrete tra le mani il calcio che avete sempre desiderato, da quando sul forum si fantasticava delle meraviglie del primo PES per il portatile Sony. Adesso lo abbiamo, quindi non lasciamocelo sfuggire.

  9. GOD OF WAR

    CHAINS OF OLYMPUS

     

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    E’ innegabile che God Of War, nonostante l’iniziale “scetticismo” degli addetti ai lavori, sia diventato uno dei più importanti action adventure game degli ultimi anni e, di sicuro, uno dei cavalli di battaglia di Sony. Era quindi con grande trepidazione che si attendeva questo Chains Of Olympus, capitolo esclusivo per la piccola PSP che si presenta come un prequel dei due episodi apparsi su PlayStation 2. Stranamente, lo sviluppo del titolo è stato affidato ad un team esterno e non ai Santa Monica Studios, per la precisione a Ready At Dawn, software house che ha saputo farsi notare un paio di anni fa per l’ottima realizzazione di Dexter proprio sulla console portatile della grande S. Sicuramente, in questo caso, il fardello da portare era indubbiamente maggiore, saranno riusciti a produrre un gioco all’altezza del nome che porta?

     

    Dall’Attica agli inferi

    Facendo finta di non conoscere cosa dovrà affrontare Kratos nei successivi episodi, Chains Of Olympus propone inizialmente il nostro eroe come un generale spartano al servizio degli Dei Olimpici che deve vedersela con l’invasione persiana dell’Attica, sia combattendone l’armata, sia debellando la minaccia del Basilisco, una gigantesca creatura dalle fattezze simili ad una lucertola. Dopo la sua vittoria, tuttavia, le cose vanno peggiorando. Improvvisamente, il mondo si riempie di oscurità; il tutto è causato da Morfeo, che, sfruttando la caduta di Elio e del suo carro che portava luce a tutto il mondo, cerca di conquistare il globo, facendo cadere gli altri Dei in un sonno profondo. Prima che sia troppo tardi, Atena riesce a contattare Kratos, affidandogli la missione di salvare Elio e riportare la luce sulla Terra. Parte così il viaggio del nostro eroe dalla città di Maratona al tempio di Elio, che lo vedrà anche prendere una importante decisione riguardo il suo futuro e quello dell’intera umanità quando cadrà negli abissi dell’Ade e rivedrà la sua amata figlia.

     

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    Il Dio della Guerra diventa portatile

    La saga di God Of War propone un gameplay perfettamente bilanciato e che riesce a portare il giocatore a voler continuare il gioco fino alla sua conclusione. La stessa cosa accade con Chains Of Olympus, a maggior prova delle capacità dei talentuosi programmatori di Ready At Dawn Studios. Ci ritroveremo quindi ad attraversare varie ambientazioni, uccidendo qualsiasi nemico che ci capiti di fronte e risolvendo dei semplici enigmi che coinvolgono l’attivazione di leve o interruttori. La struttura dei livelli è molto lineare; per questo motivo sarà abbastanza difficile bloccarsi in un punto, visto che la strada da percorrere sarà quasi obbligata e basterà usare solo un po’ di cervello e osservare attentamente l’ambiente circostante per capire come proseguire. Ovviamente non mancheranno combattimenti contro svariati avversari alla volta, da finire con un bel Quick Time Event, in cui dovremo premere i pulsanti o effettuare movimenti con lo stick analogico al momento giusto. I comandi rispecchiamo quelli adottati per i capitoli su PlayStation 2 con qualche eccezione. Quadrato serve per effettuare un attacco leggero, Triangolo uno pesante, X permette di spiccare un salto, Cerchio consente di iniziare una presa, mentre il movimento del personaggio è adibito allo stick analogico. La mancanza del secondo analogico, che sul Dual Shock 2 serviva per le schivate, è ovviato dalla pressione simultanea dei due dorsali e dal movimento nella direzione desiderata. Questi servono anche per l’attivazione di attacchi speciali o magie in combinazione con i quattro pulsanti frontali, oppure la parata nel caso del solo L. Oltre alle celebri lame del Chaos, l’arma disponibile di “default”, è presente il guanto di Zeus, utile per potenti colpi a distanza ravvicinata, selezionabile in qualsiasi momento premendo il D-Pad verso il basso. Ogni arma o magia è potenziabile raccogliendo i globi rossi rilasciati dai nemici una volta uccisi e gli stessi globi permettaranno al protagonista di apprendere nuove mosse.

     

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    La PSP ai suoi massimi livelli

    Difficile riuscire a spiegare a parole ciò che ci troviamo di fronte una volta accesa la PSP con l’UMD di Chains Of Olympus inserito. Il titolo infatti si propone come il titolo per piattaforma portabile più avanzato mai realizzato, che rivaleggia, a livello grafico, con gli stessi capitoli usciti per PlayStation 2. Indubbiamente, ciò è stato possibile sfruttando ogni singolo ciclo di clock dell’Emotion Engine a 333 MHz della piccola console Sony. Il risultato è sotto agli occhi di tutti: modelli poligonali complessi, ambientazioni enormi, ottimi effetti di illuminazione, rifrazione e particellari riempiono lo schermo widescreen della macchina, mostrando cosa PSP può dare se sfruttata adeguatamente. Il tutto, inoltre, viene mosso fluidamente dall’engine a 30 fotogrammi al secondo costanti, con qualche incertezza durante gli scontri più concitati. Le cutscene che raccontano lo svolgersi della trama sono in parte costituite da filmati in computer grafica che utilizzano un intelligente alternarsi di illustrazioni 2D di pregevole fattura a spezzoni che impiegano la grafica ingame.

    Anche sotto il profilo audio, non c’è nulla di cui lamentarsi. La colonna sonora, epica come sempre, accompagna il giocatore durante la sua avventura in modo sublime, così come i vari effetti sonori ed il doppiaggio, completamente in italiano, si attesta sui buoni livelli dettati dagli episodi per PS2. Data la scarsa qualità dei diffusori acustici integrati su PSP, vi consigliamo pertanto di godervelo interamente in cuffia.

     

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    Un gioco breve ma intenso

    Fino a qui, abbiamo solo elencato i pregi del titolo, ma purtroppo è presente qualche difetto. La prima cosa è data dalla longevità abbastanza ridotta; basteranno infatti meno di cinque ore per completare l’avventura a livello Medio. Decisamente un po’ poche anche per un gioco destinato ad una piattaforma portatile. Ciò viene mitigato in parte dalla presenza di quattro livelli di difficoltà e alcune sfide da superare per sbloccare gli extra presenti nell’apposita sezione “Tesori”, che comprendono costumi alternativi per il nostro eroe, ma anche svariati filmati che raccontano lo sviluppo del titolo, tra i quali una visita agli studios degli sviluppatori o i livelli che sono stati tagliati per mancanza di tempo.

    Se proprio volessi trovare qualche altro difetto, potremmo lamentarci dell’assenza di vere novità, oppure dell’eccessiva linearità nel castello di Persefone, ma ciò non inficia più di tanto il giudizio finale.

  10. 1 - L Lawliet [Death Note] per personalità

    2 - Yagami Light [Death Note] per ideali

    3 - Arsenee Lupin III [Lupin 3rd] un po per tutto

    4 - Alucard [Hellsing] per poteri

    5 - Rebecca "Two hands" [black Lagoon] un po per tutto

    6 - Kakashi Hatake [Naruto] per gusti letterari :ok:

    7 - Zoro Roronoa [One Piece] per abilità con la spada

    8 - Zack Fair [Last Order] per personalità

    9 - Dante [Devil May Cry] un po per tutto

    10 - Lucy (prima di divenire Nyu)[Elfen Lied] perchè è giusta

  11. Death Note su tutti, per idea e ideali.

    Hellsing Ultimate per realizzazione tecnica e il carattere splatter.

    Naruto per la storia.

    Lupin 3rd, per l'attualità e il fascino.

     

    Per il resto...

    One Piece è molto bello, esteticamente meglio di Naruto ma inferiore in quanto a storia;

    GTO è simpatico;

    Devil May Cry è il migliore tratto da un Videogame;

    Tra i più recenti Black Lagoon spicca senza dubbio per vari fattori;

    Tra i più vecchiotti la prima serie di dragon ball e la Z fino alla saga di Frieza è molto bella; il resto, saga GT compreso, non ha significato se hai piu di 12 anni.

  12. Ciao a tutti! Mi presento, sono Dexter Morgan (in arte!), tra un po vedrete le puntate del mio telefilm su Italia 1 (Dexter*) e mi conoscerete a fondo in quell'occasione! Nel frattempo vado a guardarmi le puntate in streaming di Naruto Shippuden!

    Ci vediamo presto :ok:

     

     

    EDIT: complimenti a Trunks ...un po per tutto! ho notato ke mette il suo zampino in molti luoghi del web, lasciandosi dietro una bella fama! Continua cosi! :trunks:

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